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martedì 5 luglio 2011

Esequie di Gaetano Tuccillo | La Leggenda del Soldato Morto

Oggi a Nola le Esequie di Gaetano Tuccillo, il nostro conterraneo morto a 29 anni sulle pietraie dell'Afganistan.

Nel comunicato del Comune di Nola la solita prosopopea retorica sull'eroismo e il sacrificio.

Noi abbiamo visto solo una bara, una giovane donna piangente e una famiglia prostrata .

Riportiamo le parole del nostro vescovo Padre Depalma:

"Questa (è) guerra inutile! Questa terra piange ancora una volta un suo figlio morto in terra afghana in questa inutile strage che é la guerra. Una guerra che non finisce mai. Solo Dio può accogliere il nostro grido, affinche termini questo spargimento di sangue, frutto della cattiveria dell'uomo". 



Per riflettere su ciò che è accaduto a Gaetano e a tanti, troppi uomini, donne, bambini, in ogni parte del globo, senza alcun altro commento:


La Leggenda del Soldato Morto

E siccome non c'erano più speranze
di pace dopo quattro primavere,
il soldato tirò le conseguenze:
da eroe volle cadere.

Ma la guerra non era ancora in porto,
per questo al Kaiser spiacque
che il suo soldato se ne fosse morto;
in anticipo gli parve.

Mentre l'estate sfiorava le fosse
ed il soldato dormiva di già,
la commissione medico-militare
un notte si mossa.

La commissione medica si spinse
laggiù fino al cimitero,
disseppellì con vanga benedetta,
il corpo del defunto guerriero.

Ed il dottore visitò con scrupolo
il soldato, o i resti del soldato.
Dichiarò ch'era “abile arruolato”
e s'imboscava di fronte al pericolo.

Il soldato si presero con sé
nella bella notte blu.
Senza l'elmo si potevano vedere
le stelle della patria lassù.

Acquavite gli versarono
nella salma imputridita,
due infermiere appesero al suo braccio
e una donna per metà svestita.

E siccome lui puzza di putredine
davanti un prete zoppica
e sulla testa gli agita un turibolo
perché non puzzi troppo.

Davanti la banda fra il chiasso dei piatti
suona una marcia briosa.
Ed il soldato, esperto del mestiere,
scaraventa le gambe dal sedere.

Il braccio intorno a lu, fraternamente,
due sanitari marciano se no
lui nella melma gli ripiomberebbe
e questo accadere non può.

Hanno dipinto il sudario del morto
di nero di bianco e di rosso
e glielo portano davanti; lo sporco
sotto i colori rimane nascosto.

Procedeva un signore con il frac
e la camicia dura
come ogni buon tedesco che si sa
il dovere non trascura.

Passarono così tra il chiasso dei piatti
per lo stradale ombroso
ed il soldato barcollava come
un bioccolo in un giorno nevoso.

I gatti e i cani gridano
e i topi nei campi con fischio selvaggio:
non saranno mai francesi
sarebbe per loro un oltraggio.

E quando i villaggi traversano
un mucchio di donne era là.
Si chinano le piante. Splende la luna piena.
E tutti gridano hurrà.

Con il chiasso dei piatti e gli arrivederci!
E donna e cane e pretonzolo!
E in mezzo il soldato morto
come uno scimmiotto sbronzo.

E quando i villaggi traversano
nessuno riesce a vederlo
tanti gli stanno in cerchio
con il chiasso dei piatti e degli hurrà.

Tanti ballano e schiamazzano intorno
a lui che nessuno lo vede.
E forse lo vedresti ma dall'alto
dove splendono solo le stelle.

Le stelle non ci sono sempre
e l'aurora sorge.
Marcia il soldato, esperto del mestiere,
verso un'eroica morte!

(B. Brecht, Libro di Devozioni Domestiche, 1927)

domenica 3 luglio 2011

Il vescovo Depalma alla città di Nola: "Dobbiamo Sconfiggere il Malaffare"

Il Vescovo Beniamino Depalma, grida il suo appello alla responsabilità civile contro l'illegalità e l'emarginazione. Già coraggiosamente impegnato in una campagna di promozione morale della legalità nella propria diocesi - la sua lettera pastorale alle “Persone che Vivono nella Criminalità” del febbraio scorso ha scosso le coscienze di credenti e non – il Vescovo di Nola torna ad invitare i fedeli ad una unione civile contro il malaffare.


In occasione della benedizione dei gigli, momento centrale della Festa dei Gigli e culmine religioso della festa - momento sentitissimo da tutti i nolani – il Vescovo Depalma ha pronunciato la sua prolusione: 

"Nola oggi accoglie San Paolino, vanto della città. Questo il senso di questa giornata. Porto a tutti il saluto del santo, ai cittadini, alle autorità, alle paranze, ai maestri di festa, alle famiglie e soprattutto a chi oggi vive l’esperienza della sofferenza. San Paolino si ricorda di tutti. Porto a voi nolani la notizia che San Paolino segue le vicende della nostra città. Noi non siamo soli, siamo in mani sicure. Oggi ci affida un suo messaggio, quelli che stiamo vivendo sono giorni seri e preoccupanti. La crisi economica è caduta sulle spalle di tutti e talvolta ci rende paurosi e disperati, San Paolino ci dice che è tempo di speranza. Nola in passato ha superato momenti difficili, e li ha superato con il coraggio e l’intelligenza dei suoi cittadini. Questo momento difficile dobbiamo superarlo insieme. E’ tempo di speranza e responsabilità, siamo chiamati a fare la nostra parte per la città, col contributo di tutti. Nessuno in attesa, tutti responsabili per questa città. E’ tempo di ricostruire il tessuto della nostra città, ci sono patologie da risolvere. Come la preoccupazione per il precariato che tocca giovani e famiglie e distrugge presente e futuro, e può generare disperazione collettiva. San Paolino chiede agli amministratori che facciano tutto per assicurare il lavoro ai giovani. Dobbiamo combattere la piaga della illegalità, che distrugge il bene comune. Terza piaga sono il malcostume ed il malaffare, la logica dell’usura, la paura delle violenze. Dove c’è il malaffare non c’è vangelo e non c’è fede, non c’è Gesù Cristo, non c’è San Paolino. Questa mattina il Santo ci chiede di operare una grande rivoluzione, non delle armi, ma della solidarietà, l’unica che può cambiare la città e tutto il territorio. Scateniamo una grande gara di solidarietà, soprattutto da parte dei giovani”.

Il Fronte della Legalità – Un.Si.L., in questi giorni impegnato in una serie di battaglie civili in difesa dei lavoratori del territorio e in una campagna per contrastare i fenomeni di illegalità e corruzione negli enti locali, vuole pensare (senza permettersi di strumentalizzare le parole del Vescovo) che quanto affermato dal nostro pastore si riferisca anche a quanto da noi denunciato negli ultimi anni. Per quanto ci riguarda, il messaggio del Vescovo Depalma è un ulteriore atto di solidarietà e incoraggiamento a chi già lotta da anni per combattere la piaga della illegalità, il malcostume ed il malaffare, la logica dell’usura, la paura delle violenze.

giovedì 24 febbraio 2011

IL FRONTE della LEGALITA' SI SCHIERA CON PADRE DEPALMA nella LOTTA alla CRIMINALITA' ORGANIZZATA

PUBBLICHIAMO LA LETTERA ALLE PERSONE CHE VIVONO NELLA CRIMINALITÀ DEL VESCOVO DI NOLA PADRE BENIAMINO DEPALMA

Per chi come noi da anni lotta per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella Pubblica Amministrazione e negli Enti Locali, la lettera del Vescovo rappresenta un importante passo nel cammino per la riaffermazione dei principi di legalità.
In un territorio quale l’area nolana, nel quale la cultura mafiosa è tanto diffusa nella società civile da renderla praticamente "istituzionalizzata", il messaggio del Vescovo assume un particolare significato.
In un territorio dove la criminalità organizzata non ha bisogno di "sparare" e che non presenta, per tali motivi, gravi elementi di turbamento dell’ordine pubblico, è difficile anche solo cercare di affermare la presenza di un cancro sociale di tali proporzioni tale da, come afferma lo stesso Padre Depalma, condizionare pesantemente l’intero sistema economico e il livello di libero accesso al lavoro dei giovani.
Noi in quattro anni lo abbiamo provato direttamente provando tutto il peso di uno scontro impari con un intero "sistema", radicato e rappresentato a diversi livelli nelle istituzioni e nella societò civile, che ci è costato moltissimo sia a livello professionale che sociale!
Esprimiamo la nostra vicinanza e comunione con il Vescovo Padre Depalma e riaffermiamo che saremo al suo fianco nel cammino per la liberazione dal giogo del sistema mafioso delle nostre comunità.
Noi crediamo nell’antimafia dei fatti, della denuncia pubblica e coraggiosa, della sollecitazione e dell’affiancamento all’azione dell’Autorità Giudiziaria... perché senza una azione concreta non sarà mai veramente possibile intraprendere un cammino di progresso civile e democratico che, probabilmente, la nostra terra non ha mai effettivamente avviato.
Da oggi la nostra azione viene raffermata dalla consapevolezza della comunione con il Pastore della Chiesa di Nola che ringraziamo per il grande dono di coraggio, dignità e carità che ci ha recato con il suo limpido ed evangelico esempio.

"Vorrei gridare,come fece Giovanni Paolo II in Sicilia: «Convertitevi!». Un urlo lancinante che ha segnato la mia esperienza di pastore. Allo stesso tempo, però, vorrei quasi sussurrarvi: «Un’altra vita è possibile… la felicità è una porta che può aprirsi anche per voi… il presunto coraggio di uccidere e fare del male può diventare ver...o coraggio, quello di dire la verità e fare verità dentro di sé…».
Si, voglio parlare con voi e a voi, alle persone che hanno fatto e fanno scelte criminali. Come ogni uomo e ogni donna, anche voi avete bisogno e diritto ad una parola chiara. Probabilmente mi risponderete, in dialetto: «Ma chi te l’ha chiesta? Fai il prete, pensa ai sacramenti…». Non m’importa: io voglio parlare lo stesso. Mi sono spesso rivolto alle istituzioni e alla gente. Questa volta, invece,mi rivolgo a voi. Perché siete voi, proprio voi, il punto.
Forse, se ciascuno di voi raccontasse la sua storia, emergerebbero tanti diversi profili. Chi è vissuto intriso di cultura camorristica, al punto da pensare che il mondo non possa che andare così, secondo la legge del più forte… chi si è sentito attratto da soldi facili e potere, chi ha sentito il “brivido” della violenza, chi ha inteso “farsi da solo”, chi ha preso questa strada come “ultima spiaggia” dopo aver cercato un lavoro legale, chi ha pensato di ribellarsi con la forza bruta dalla povertà… Vi dico, da pastore,che avrei non solo la curiosità,mail desiderio di ascoltarle davvero queste storie.
Allo stesso tempo,però, sarebbe importante che voi ascoltaste altre storie. Quella di Mario,commerciante con moglie e tre figli,che ha chiuso per via delle vostre angherie e ora tira a campare tra mille umiliazioni e un senso profondo di fallimento, quella di Giuseppe, imprenditore che si è trasferito al Nord lasciando senza lavoro 50 persone della nostra terra, quella di centinaia e centinaia di persone uccise o ridotte a letto dai fumi tossici dei rifiuti sversati senza regole. Quella di Fabio, giovane laureato in Chimica con 110 e lode che non trova lavoro solo perché ha dignità e non è disposto a stare a regole ingiuste, spesso scritte da voi con la complicità della politica e dell'economia “legale”. Quella di Marina, che ogni pomeriggio passa la giornata alla finestra, a controllare i due figli adolescenti che giocano sotto casa, con l’ansia di evitare loro “brutti giri”. Vorrei che le ascoltaste, anche se già le conoscete.
Insieme, queste storie dicono una sola cosa: quante sofferenze in questo nostro territorio! Quante lacrime, quante stragi di innocenti,quante paure per il presente e per il futuro!
Spesso noi meridionali – e sono certo anche voi – ci riempiamo la bocca dell’amore per la nostra terra. Ovunque proclamiamo il nostro senso di appartenenza. Una vittoria della squadra di calcio ci cambia la settimana. Ma se giorno per giorno la distruggiamo, questa terra, l’amore che proclamiamo è falso e ipocrita. È come dire di voler bene ad una donna che sta ferma immobile su una sedia, disponibile a farsi schiaffeggiare in ogni momento. È amore questo? No, è qualcosa di perverso e degradante. Stiamo sciupando una storia, una cultura, una terra, il patrimonio che ci è stato consegnato. Stiamo vanificando il dono stesso della vita.
In un famoso film americano, Bronx, una grande star di Hollywood, Robert De Niro, che interpreta il ruolo di un dignitoso conducente di autobus, così spiega al figlio cosa sono i delinquenti. «Sono talento sprecato, figliolo, ricorda, talento sprecato…».
Ecco, talento sprecato. Intelligenze sottratte ad una causa buona, e messa a servizio della peggiore delle cause. Mani strappate alla bellezza e consegnate alla bruttura. Piedi tolti da una strada dritta per attraversare un sentiero fangoso. E quello che più mi rattrista è che associate ai vostri gesti, alle vostre azioni, ai vostri comportamenti addirittura un senso religioso. No, questo no, non è plausibile. In nessun modo Dio approva l’omicidio di singole persone e di una collettività, la violenza, la superbia, l’ingiustizia, l’illegalità, il ricatto… E non sono grandi statue di santi, o sontuose offerte economiche o residui della superstizione popolare che vi fanno essere credenti autentici. Ve lo dico con tutta la chiarezza di cui sono capace! E mentre lo dico a voi, lo dico a tutto il popolo di Dio, ai fedeli laici, ai sacerdoti, ai religiosi: la vita criminale non è compatibile con la fede in Dio Padre!
Tante persone a volte mi dicono con senso di provocazione: «Padre, ma per 500 euro al mese non è meglio che faccio il camorrista?». «No! – rispondo d'impeto -. Se tu guadagni 500 euro è proprio per quel meccanismo perverso che la criminalità orienta, e che porta il debole a sopperire. Se passi dall’altra parte, domani tuo figlio ne guadagnerà 300…». Certo, facile parlare per un vescovo, uno che, come dite voi, «sta sempre chiuso in quel bel palazzo».
Ma nemmeno questa considerazione mi fa desistere dal dire un'ultima cosa. Quando un uomo o una donna tornano a casa, di sera, è come se facessero i conti con la loro giornata. È essenziale, per ciascuno di noi, poggiare la testa sul cuscino dicendo: «Ho fatto tutto quello che dovevo e potevo, e sono pronto a fare altrettanto domani…». Voi, se ci pensate, vi state negando la possibilità di un sonno sereno e giusto. E negandovelo, lo negate ai vostri cari. E, ormai, lo state negando a noi tutti. Ecco, ora che con grande trepidazione vi ho detto quanto sentivo, anch’io posso poggiare la testa sul cuscino con il cuore più libero, ma non meno inquieto. Vi penso in case lussuose, in poveri appartamenti, in cella, per strada, in una masseria abbandonata. Prego perché la vostra conversione potrebbe essere la salvezza di questo popolo. In nome di Dio che ama la giustizia e la verità, recuperate la bellezza della vera umanità, con il vostro cambiamento interiore ridate speranza alla gente, recuperando il vostro senso della verità restituite un futuro sereno alle nostre città, al nostro sviluppo. Ho fiducia che anche in voi continui ad esserci il desiderio di altro, dell’altro e dell’Altro."
+ Beniamino Depalma
Arcivescovo - Vescovo di Nola

Nola, 22 febbraio 2011
Cattedra di San Pietro