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venerdì 2 dicembre 2011

Tribunale di Nola senza requisiti di sicurezza – fermo il servizio di pulizie degli uffici giudiziari


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POLIZIA DI STATO
Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni
NAPOLI

Articolo  sottoposto a sequestro preventivo
Procedimento penale 8637/2011  
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola

Decreto di Sequestro Preventivo
N.397/2012 GIP del 17/02/2012
 Tribunale Nola

mercoledì 6 luglio 2011

Appalti in Provincia di Napoli: l'ombra della Camorra e del Malaffare




La vicenda dei lavoratori dell'affidamento di pulizia del Tribunale di Nola tra Comune di Nola, Provveditorato alle Opere Pubbliche e TAR Campania.

Presentiamo una piccola “rassegna stampa” che descrive i personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda dell'affidamento G.S.A. del Tribunale di Nola, territorio purtroppo dimenticato dai media che contribuiscono così ad aggravare una condizione di pesante limitazione dei diritti civili dei suoi abitanti.

La vicenda può essere così brevemente riassunta:

“L'Amministrazione Comunale di Nola, il cui sindaco Geremia Biancardi è stato eletto con un vero plebiscito nel giugno 2009 e che sbandiera fin dal suo insediamento la sua presunta voglia di legalità, ha, nel 2010, istituito la Stazione Unica Appaltante presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise. Nell'aprile 2011 il Provveditore Giovanni Guglielmi emetteva l'aggiudicazione definitiva della Gara al Consorzio G.S.A. con il 58% di ribasso sull'importo a base d'asta.
Seguiva una vertenza tra lavoratori, Comune di Nola (che è possibile seguire sul nostro blog) e Provveditorato che ha portato gli stessi lavoratori (che hanno contestato ripetutamente la regolarità amministrativa dell'intera procedura) a presentare ricorso al TAR Campania avverso alle procedure di aggiudicazione.

Il ricorso sarà discusso dal Collegio della Prima sezione del TAR Campania presieduto da Antonio Guida (che ha già rigettato il 06/07/2011 una richiesta di sospensiva immediata presentata dai lavoratori).”

Di fronte ad una situazione nella quale ci si trova a impelagarsi in vertenze giudiziarie che riguardano le istituzioni (e l'”alta politica”) e nella quale si rischia il posto di lavoro con il quale si sostentano le proprie famiglie è normale tentare di capire quanto fondati possano essere i dubbi di legittimità su un sistema di aggiudicazione di appalti di lavori e servizi definito “legalitario e trasparente” dal sindaco di Nola nonché realizzato sotto il controllo della Prefettura di Napoli.

Per tali motivi, senza aggiungere alcuna considerazione di carattere soggettivo, abbiamo cercato nella rete web informazioni e notizie su enti e attori della vicenda in modo da comprendere “la condizione ambientale” con la quale si andava a scontrarsi.

I risultati sono stati a dir poco strabilianti tanto da spingerci a condividere con un più vasto pubblico le “perle” pescate dalla rete.

Cominciamo con l'identificare l'ambiente politico nel quale nasce l'Amministrazione Comunale di Nola partendo da una foto, scattata durante l'inaugurazione del cantiere della NTV del Cav. Gianni Punzo (inquisito per mafia e oggi socio di Montezemolo): 

Paolo Russo - Geremia Biancardi - Nicola Cosentino

Geremia Biancardi, avvocato amministrativista, è da anni uomo di fiducia dell'on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. 

L'on. Russo è famoso soprattutto in quanto, dal 2001 al 2006 ha presieduto la Commissione Bicamerale di Inchiesta sul Ciclo Rifiuti (ai tempi della Gestione Commissariale di Antonio Bassolino oggi soggetta a indagine giudiziaria) nonché per essere stato coinvolto nel 2007 in una inchiesta per associazione mafiosa (proc. penale n. 86429/00 RGNR n. 61805/01 RG GIP - Napoli) per la quale si cita un articolo di Amalia De Simone pubblicata su IL MATTINO dell'epoca: 

“Il deputato di Forza Italia Paolo Russo è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa e per minacce al fine di condizionare le elezioni con l'aggravante dell'articolo 7 della legge antimafia, favorendo cioè un clan camorristico. Ieri funzionari della Dia gli hanno notificato l'avviso di garanzia firmato dai pm Simona Di Monte e Giuseppe Borrelli che hanno chiesto al gip di poter acquisire alcune intercettazioni ambientali del politico forzista che si sarebbe trovato a dialogare con soggetti sottoposti ad indagine.

Con questo atto si avvia la procedura per l'utilizzo delle intercettazioni che si concluderà con il parere della Camera. “Cambiagli i connotati!”. Questa richiesta sarebbe uno dei contenuti delle intercettazioni che saranno al vaglio del gip e verrebbe fatta da Paolo Russo a colui che gli investigatori considerano il suo “delfino”, l'imprenditore Giovanbattista Mautone, finito in manette venerdì scorso insieme con altre 89 persone ritenute a vario titolo, fiancheggiatori dei clan camorristici del nolano.

In particolare, secondo gli inquirenti, Russo captato da una cimice nel corso di un incontro con Mautone, gli avrebbe chiesto di avviare rappresaglie nei confronti di un soggetto che non aveva votato per le persone da lui indicate. Per l'inchiesta il legame tra il parlamentare e l'imprenditore ritenuto legato al clan Ruocco si evincerebbe anche da un'altra intercettazione in cui Mautone spiegherebbe che Paolo Russo, in cambio di voti assicurati al cugino Ermanno Russo (consigliere regionale oggi assessore alle politiche sociali - ndr), avrebbe fatto in modo di far nominare assessore al Comune di Marigliano suo fratello, Felice Mautone.

La prima intercettazione sarebbe alla base della contestazione fatta a Russo, relativa alla violazione della legge elettorale con l'aggravante di aver favorito il clan Ruocco. Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa invece, viene contestato al deputato al fine di indagare sull'ipotesi che sia lui che Mautone fossero soci occulti di una Soa, società di certificazione delle imprese, organo, tra l'altro, preposto al rilascio dell'attestazione di qualificazione obbligatoria per chiunque debba eseguire lavori pubblici di importo superiore ai 150mila euro. Gli investigatori dovranno verificare se attraverso la Soa siano state favorite imprese riconducibili alla camorra e in particolare a Michele La Marca, considerato l'interfaccia imprenditoriale dal clan Ruocco.”

La vicenda si concluse con il voto negativo della Giunta delle Autorizzazioni a Procedere presieduta da Carlo Giovanardi (anche perché il GIP riportava che le eventuali responsabilità dell'on. Russo erano ancora da accertare e soggette necessariamente a supplemento di indagine) nella quale fu negato l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche nei confronti dell'onorevole Russo, condizione, questa che, di fatto bloccò le indagini a carico del deputato.

Di Nicola Cosentino (sotto inchiesta per presunti legami con il clan dei casalesi) e della sua vicenda si può dire che è talmente nota che in questa sede non è nemmeno il caso di citarla. Basti valutare che, sotto l'aspetto puramente politico (non si intende in nessun modo proporre alcun giudizio o valutazione a carattere personale) l'Amministrazione Biancardi è espressione diretta della componente PdL che fa capo all'on. Russo e a Nicola Cosentino (con tutte le conseguenze di carattere politico che ne derivano).

Come dicevamo l'amministrazione Comunale di Nola, proprio per evitare eventuali condizionamenti nella gestione degli appalti, ha preferito conferire l'incarico di Stazione Unica Appaltante del Comune di Nola al Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise (Ufficio del Ministero delle Infrastrutture presieduto, ai tempi della stipula della convenzione, da Claudio Scajola, capo della componente PdL che in Campania è rappresentata proprio dall'on. Russo, e che ha dovuto dimettersi dall'incarico perché coinvolto in tristi vicende giudiziarie).

Il provvedimento di aggiudicazione della gara al Consorzio G.S.A. (e tutti gli altri provvedimenti emessi dal provveditorato) è stato emesso da Giovanni Guglielmi, Provveditore di Campania-Molise da circa un anno. Quando i lavoratori hanno contestato al sindaco di Nola Biancardi la irregolarità del provvedimento siglato da Guglielmi lo stesso sindaco ha dichiarato pubblicamente che non si poteva mettere in dubbio l'operato del Provveditore anche perché avallato dalla Prefettura di Napoli.

Pochi ricordano, però, che Giovanni Guglielmi, poco più di un anno fa, era Provveditore alle Opere Pubbliche di Lazio-Abruzzo e Sardegna (sempre ai tempi del Ministero Scajola) e che ha dovuto lasciare l'incarico perché coinvolto nell'indagine sulla ricostruzione in Abruzzo. 

Leggiamo infatti su Repubblica di Bologna del 19 febbraio 2010 (articolo a firma di Enrico Nardecchia):

“APPALTI E TERREMOTO - Il potere della strana coppia Di Nardo - Guglielmi: ecco i piani

Le intercettazioni tra Guglielmi e Di Nardo. Ecco i piani del funzionario amico dei clan e del supercontrollore. 

Al provveditore interregionale alle Opere pubbliche la cricca vuole strappare promesse di lavori certi.

Antonio Di Nardo e Giovanni Guglielmi

L'AQUILA. Un potere assoluto. In mano a una strana coppia. E qui non si parla di strade nuove, come quella per l’aeroporto del G8 o di lavori al tribunale. 

Come soggetto attuatore della ricostruzione, col benestare del governo, il provveditore interregionale alle Opere pubbliche Giovanni Guglielmi è il padrone della rinascita della città. Il supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, come emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta di Firenze su appalti e corruzione, non se ne sta nel suo ufficio a metter timbri e vigilare. Si fa tirare per la giacca dal funzionario ritenuto amico dei clan.

Un’amicizia tra lavoro e affari. Dalle 20mila pagine allegate agli atti del procedimento, che riserva ogni giorno un capitolo nuovo sul tema ricostruzione in Abruzzo, emerge il rapporto costante tra il provveditore interregionale alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna (che al momento, comunque, non risulta indagato), nominato a gennaio in questo ruolo, e il funzionario del ministero delle Infrastrutture Antonio Di Nardo, di 64 anni, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma). È considerato il suo «segretario». Ma per la Dia di Napoli è «vicino ai Casalesi».

Dopo il sisma del 6 aprile i contatti tra i due sono costanti. Ecco cosa emerge dai dialoghi intercettati. Guglielmi chiama Di Nardo che ne approfitta per invitarlo a cena.

Guglielmi: «Pronto sono Gianni come stai?».
Di Nardo: «Uhè, bene, tu?».
G.: «bene, bene abbastanza».
D.N.: «Dove stai al mare o a Roma?».
G.: «no, all’Aquila».
D.N.: «Vabbè ogni tanto, pensavo che stavi a Roma da solo, ho detto se stasera gli viene voglia ci mangiamo una pizza».
G.: «No ti ringrazio, sto all’Aquila».
D.N.: «Ma domani a che ora vieni?».
G.: «Alle 9,30».

Di Nardo, insomma, è buon amico del supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo. Lo invita a cena, poi lo va a trovare a casa. L’attivismo di Di Nardo, che per chi indaga non è solo un impiegato del ministero ma anche il gestore occulto del consorzio Stabile Novus col quale «cerca di infilarsi negli appalti all’Aquila», è precoce.

Già il 14 aprile, «auspice» il coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, indagato per corruzione, si tesse la tela del primo consorzio. È lui che avvisa un’amica «Sto a Palazzo Chigi». E aggiunge, il 15 maggio: «Consorzio Federico II costituito». È lui che tiene i contatti con la Btp dell’indagato Riccardo Fusi, pure lui in cerca del lasciapassare per L’Aquila. È lui che si sente con Francesco Maria De Vito Piscicelli, quello delle risate al telefono la notte del terremoto, sue o del cognato Pierfrancesco Gagliardi.

Questa «cricca», come la chiamano i pm toscani, fa di tutto per avvicinare Guglielmi, soggetto attuatore della ricostruzione. Si parla di lui come di un aspirante amministratore delegato dell’Anas. La «cricca» lo considera «uno dei nostri» se è vero che il 21 gennaio, con la nomina dei due provveditori di Toscana e Lazio-Abruzzo-Sardegna, Piscicelli esclama: «Un grande segnale di risposta a quelle aggressioni che stanno sui giornali. “Voi cacate 'o cazzo? E io tengo pure un altro Provveditore dopo quello di Roma. Ne ho due».

A incaricarsi di «agganciare» Guglielmi è un altro pezzo di Stato, il magistrato della Corte dei Conti Mario Sancetta. Appena tre giorni dopo il terremoto. Il mediatore? Ancora Di Nardo.

Sancetta: «...senta volevo dire questo...in relazione a questa cosa di...del
terremoto...pensavo che si poteva stabilire un contatto con...».
Di Nardo: «...certo...certo».
S.: «con quello che sta qui e che abbiamo visto l’a ltra volta...».
D.N.: «Come no!. adesso si vada a fare Pasqua...appena lei viene ci incontriamo un attimino perché penso che avrà pure qualcosa già pronto...per lei».
S.: «Se dobbiamo attivarci dobbiamo farlo subito».
Alla fine Sancetta e Guglielmi si trovano. Lo dice il giudice all’imprenditore Lamino:
«...allora ho chiamato il Gianni...m’ha detto che appena capita qualche cosa dibuono...senz’altro...m’ha detto». La contropartita? Un posto all’Anas. Sancetta: «Vuol fare l’amministratore delegato, chiede di essere sostenuto»”.

Non vogliamo, nemmeno in tale sede, porre alcun dubbio sulla integrità del provveditore Guglielmi ma ci sia almeno consentito di poter affermare che Giovanni Guglielmi, come tutti gli esseri umani, non ha il dono dell'infallibilità e quindi è possibile che possa aver commesso “errori di valutazione” nella procedura di affidamento (e in chissà quante altre).

Ma in Italia vige lo Stato di diritto e i cittadini che si sentono danneggiati da un atto amministrativo secondo loro (quantomeno) irregolare se non illegittimo possono ricorrere per il suo annullamento al TAR della propria regione.

È proprio ciò che hanno fatto i lavoratori presentando regolare ricorso al TAR Campania per vedere riconosciuti i propri diritti. Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) rappresenta un organo giudicante super partes e quindi i lavoratori possono tranquillamente sperare in un giudizio oggettivo e privo di “condizionamenti”.

Così sarebbe in un paese normale ma in Italia (e in Campania e a Nola in particolare), si sa, la normalità è noiosa. Compulsando la rete web alla ricerca di informazioni sul TAR Campania e precisamente sulla prima sezione del Tribunale Amministrativo (delegata alla trattazione del caso dell'aggiudicazione di Guglielmi) ci imbattiamo in un articolo de La Voce della Campania a firma di PAOLO SPIGA del 18/03/2010:

“LE BEFFE DEI TAR - Succede anche questo: alcuni Tar applicano misure in contrasto con le interdizioni dell'antimafia, favorendo ditte in odor di clan. Spesso, con tanto di conflitti d'interesse.
[...]
Ma eccoci al TAR chiamato a pronunciarsi sulla sorte di tanti comuni. «E' la prima sezione quella cruciale, dove arrivano i ricorsi presentati dai comuni sciolti dal ministero degli Interni o da quelle aziende che si vedono recapitare dalle prefetture le interdittive antimafia, come capita spesso quando si aggiudicano appalti ma sono in odore di camorra», precisano ancora alla DDA. I settori più' gettonati? Rifiuti, of course, vigilanza privata, mense, trasporti, forniture ospedaliere e, ovviamente, lavori edili.

Facciamo un breve salto in Emilia per poi tornare in Campania. E' del 17 gennaio scorso un articolo de La Gazzetta di Modena dedicato alle “imprese” dei casalesi. E si fa riferimento ad una ditta mattonara che fa capo a Pietro Fontana, attraverso cui, secondo gli inquirenti (e le verbalizzazioni di alcuni pentiti) verrebbero riciclati capitali di provenienza illecita. Ma ecco il j'accuse: «le decisioni adottate dalla prima sezione del TAR Campania hanno reso inefficaci quasi tutte le interdittive antimafia emesse dalle prefetture di Caserta e di Napoli, tra cui quella relativa al gruppo Fontana, impegnato tra l'altro, in alcuni importanti lavori per l'aula bunker del carcere di Poggioreale». E ancora: «le ditte beneficiarie delle decisioni del tribunale amministrativo risultano collegate ai casalesi, al clan Moccia e al clan Alfieri-Fabbrocino, attivo nel nolano e nel vesuviano».

A presiedere la prima sezione del TAR Campania siede Antonio Guida. Tra i membri - spesso estensore delle sentenze più' delicate - Michele Buonauro. Il cui fratello, Carlo, e' invece un componente nella terza sezione dello stesso tribunale amministrativo regionale, ubicato nella centralissima piazza Municipio, vis a vis con palazzo San Giacomo.

Una famiglia dai mille interessi, quella dei Buonauro. Il padre delle due toghe, Luigi, e' stato per anni sindaco di Nola, comune sciolto già' due volte per condizionamento camorristico. Luigi Buonauro oggi (marzo 2010 – ndr) e' coordinatore cittadino del PdL e condivide la poltrona insieme a Vincenzo Meo, plenipotenziario gavianeo per una ventennio nel nolano, ex tesoriere dc in Campania, condannato in primo grado dal tribunale di Napoli per associazione col clan Alfieri «e poi assolto - spiegano alcuni avvocati partenopei - perché' gli elementi di contiguità' al clan riscontrati non raggiungevano la soglia di gravita' per l'irrogazione della pena (in quanto parte degli episodi contestati al senatore sono andati prescritti durante i 17 anni di processi - ndr)».

E proprio da Nola e' partito il tour (che nei comunicati ufficiali veniva ribattezzato “tuor”) elettorale che ha portato, a giugno 2009, Luigi Cesaro (accusato dal pentito Gaetano Vassallo, imprenditore nel ramo rifiuti, di legami con i Casalesi – ndr) sulla poltrona di presidente della Provincia di Napoli. Al battesimo del candidato erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari all'Economia Nicola Cosentino (indagato per legami con i Casalesi - ndr) e alla Giustizia Giacomo Caliendo (coinvolto nell'inchiesta sulla Loggia P3 e “venerabile” della massoneria, coperta e non, dell'area nolana - ndr), l'ex onorevole e presidente della commissione sul ciclo dei rifiuti Paolo Russo, l'onorevole Maria Elena Stasi (che in qualità' di ex prefetto di Caserta ha dato disco verde all'Aversana Petroli, già' colpita da interdittive antimafia, che fa capo alla famiglia Cosentino).

Una tornata elettorale vincente, quella 2009, con un Buonauro portafortuna nel motore PdL. Sindaco di Nola, infatti, e' stato incoronato il “suo” Geremia Biancardi, professione avvocato. Il quale - viene descritto nel blog del suo predecessore, Felice Napolitano - nell'incontro «presso i locali della multisala Salvo D'Acquisto gremita di persone, con la sua naturale flemma e il suo innato bon ton ha fornito le dovute spiegazioni circa fantomatici incarichi presi dal Comune di Nola, tanto sbandierati dal suo oppositore». Poi, il commento di Buonauro: «la sinistra nolana ha avuto una storia vergognosa».”

Ecco che siamo partiti, nel nostro escursus attraverso gli articoli sparsi per la rete, da Nola e dalla sua amministrazione (Biancardi, Paolo Russo, Cosentino) per ritornare, attraverso inchieste su appalti truccati, sentenze amministrative “creative” e tanta, tanta camorra (casalesi sopra tutti) un'altra volta a Nola e alla sua amministrazione.

Non possiamo, alla fine di questo piccolo compendio della “Commedia Umana” (di Balzachiana memoria) che affermare: 

“Questi sono i signori che ci garantiscono la Legalità!”

Antonio Alfieri.

“La mafia al massimo ti può togliere la vita.
Lo Stato ti toglie tutto. La vita, la dignità, la speranza, la voglia di lavorare, di impegnarti.
Le regole della mafia sono chiare: se sei contro di loro ti ammazzano. Se sei con loro ti aiutano.
Le regole dello Stato sono ambigue: se operi nella illegalità ti possono arrestare. Se operi nella legalità e lavori per la giustizia, ti ammazzano, ti suicidano, ti tolgono il lavoro, ti denunciano.”

domenica 3 luglio 2011

Il vescovo Depalma alla città di Nola: "Dobbiamo Sconfiggere il Malaffare"

Il Vescovo Beniamino Depalma, grida il suo appello alla responsabilità civile contro l'illegalità e l'emarginazione. Già coraggiosamente impegnato in una campagna di promozione morale della legalità nella propria diocesi - la sua lettera pastorale alle “Persone che Vivono nella Criminalità” del febbraio scorso ha scosso le coscienze di credenti e non – il Vescovo di Nola torna ad invitare i fedeli ad una unione civile contro il malaffare.


In occasione della benedizione dei gigli, momento centrale della Festa dei Gigli e culmine religioso della festa - momento sentitissimo da tutti i nolani – il Vescovo Depalma ha pronunciato la sua prolusione: 

"Nola oggi accoglie San Paolino, vanto della città. Questo il senso di questa giornata. Porto a tutti il saluto del santo, ai cittadini, alle autorità, alle paranze, ai maestri di festa, alle famiglie e soprattutto a chi oggi vive l’esperienza della sofferenza. San Paolino si ricorda di tutti. Porto a voi nolani la notizia che San Paolino segue le vicende della nostra città. Noi non siamo soli, siamo in mani sicure. Oggi ci affida un suo messaggio, quelli che stiamo vivendo sono giorni seri e preoccupanti. La crisi economica è caduta sulle spalle di tutti e talvolta ci rende paurosi e disperati, San Paolino ci dice che è tempo di speranza. Nola in passato ha superato momenti difficili, e li ha superato con il coraggio e l’intelligenza dei suoi cittadini. Questo momento difficile dobbiamo superarlo insieme. E’ tempo di speranza e responsabilità, siamo chiamati a fare la nostra parte per la città, col contributo di tutti. Nessuno in attesa, tutti responsabili per questa città. E’ tempo di ricostruire il tessuto della nostra città, ci sono patologie da risolvere. Come la preoccupazione per il precariato che tocca giovani e famiglie e distrugge presente e futuro, e può generare disperazione collettiva. San Paolino chiede agli amministratori che facciano tutto per assicurare il lavoro ai giovani. Dobbiamo combattere la piaga della illegalità, che distrugge il bene comune. Terza piaga sono il malcostume ed il malaffare, la logica dell’usura, la paura delle violenze. Dove c’è il malaffare non c’è vangelo e non c’è fede, non c’è Gesù Cristo, non c’è San Paolino. Questa mattina il Santo ci chiede di operare una grande rivoluzione, non delle armi, ma della solidarietà, l’unica che può cambiare la città e tutto il territorio. Scateniamo una grande gara di solidarietà, soprattutto da parte dei giovani”.

Il Fronte della Legalità – Un.Si.L., in questi giorni impegnato in una serie di battaglie civili in difesa dei lavoratori del territorio e in una campagna per contrastare i fenomeni di illegalità e corruzione negli enti locali, vuole pensare (senza permettersi di strumentalizzare le parole del Vescovo) che quanto affermato dal nostro pastore si riferisca anche a quanto da noi denunciato negli ultimi anni. Per quanto ci riguarda, il messaggio del Vescovo Depalma è un ulteriore atto di solidarietà e incoraggiamento a chi già lotta da anni per combattere la piaga della illegalità, il malcostume ed il malaffare, la logica dell’usura, la paura delle violenze.

sabato 2 luglio 2011

Scontri tra polizia e Lavoratori davanti al Tribunale di Nola


NOLA – continua la vertenza tra i lavoratori dell'affidamento di pulizie del Tribunale di Nola e il Comune di Nola/Consorzio G.S.A.
Il giorno venerdì 01 luglio 2011 il Dirigente dell'Ufficio Manutenzione del Tribunale di Nola arch. Giovanni De Sena ha comunicato agli uffici giudiziari l'avvenuto affidamento del servizio al Consorzio G.S.A.
Il sindacato in mattinata ha immediatamente verificato la presenza degli atti amministrativi (determina di affidamento e/o contratto di affidamento) scoprendo con sconcerto che non solo il dirigente De Sena non ha emesso (al 01/07/2011) alcuna determina di affidamento al Consorzio G.S.A. ma che lo stesso Consorzio G.S.A. non è ancora legittimato all'aggiudicazione della gara in quanto non sono ancora terminate le procedure di verifica dei requisiti aziendali, previsti dalla legge.
Nel primo pomeriggio il camion contenente le attrezzature e i materiali aziendali ha tentato di introdursi nel Tribunale di Nola, immediatamente bloccato dai lavoratori che contestavano il diritto dell'impresa all'avvio del servizio.
Per tutto il pomeriggio c'è stata forte tensione tra i lavoratori e gli agenti del Commissariato di PS che tentavano di sgombrare il sit-in e consentire l'ingresso dell'impresa nella reggia Orsini.



Siamo di fronte all'ennesimo caso di evidente violazione dei più elementari diritti civili – ha commentato al termine della giornata il segretario Un.Si.L. Antonio Alfieri – noi abbiamo bloccato l'ingresso dei mezzi aziendali unicamente perché abbiamo potuto verificare con certezza che il Consorzio G.S.A. ad oggi non è ancora legittimato allo svolgimento del servizio. Difatti, nonostante avessimo semplicemente richiesto al dirigente De Sena, ai responsabili della G.S.A. e ai funzionari di Polizia niente altro che la visione sia dell'atto di affidamento che dell'autorizzazione dell'impresa all'ingresso nella struttura giudiziaria, siamo stati aggrediti e rimossi a forza dal viale di ingresso della Reggia Orsini senza che ci fosse contestato alcun reato.”
Infatti, come riportato anche dal ilnolano.it:
La ditta non ha ancora presentato la documentazione, ma ha avuto comunque l'autorizzazione ad entrare. Dopo l'incontro tra il presidente del Tribunale ed il dirigente del commissariato, la polizia ha sgomberato l'area e fatto entrare il camion. Non sono mancati momenti di tensione tra gli agenti intervenuti ed i lavoratori che svolgevano il sit in. Il camion della Gsa è entrato sotto scorta.
L'azione di sgombro forzato è stata operata dalla Polizia in quanto pare che la presidenza del Tribunale abbia contestato ai lavoratori il reato di l'interruzione di pubblico servizio.
Se ci prendono con la forza devono contestarci il reato commesso! – questo è ciò che ha gridato ripetutamente Alfieri alle forze di Polizia – non è possibile in uno Stato di diritto che si giustifichi una azione di forza da parte della polizia a carico di lavoratori inermi senza fornire alcuna spiegazione. Non abbiamo alcuna intenzione di accusare i funzionari delle Forze dell'Ordine che hanno solo fatto il loro doverecontinua Alfierivogliamo solamente che chi secondo noi illegittimamente ha permesso alla G.S.A. di avviare il servizio in assenza di contratto con l'ente appaltante si assuma le proprie responsabilità di fronte alla legge”
Le ragioni che probabilmente stanno dietro quanto accaduto ieri le spiega il segretario Un.Si.L.: con un giudizio pendente al TAR Campania e promosso dai lavoratori il Comune di Nola non poteva procedere all'affidamento del servizio senza prima aver esperito la seduta relativa alla richiesta di sospensiva. E difatti l'impresa ha avviato il servizio senza che il Comune abbia violato formalmente la norma. L'illegittimo avvio del servizio da parte della G.S.A. è stato praticato attraverso l'intervento della Presidenza del Tribunale (probabilmente male informato dallo stesso dirigente De Sena); subito dopo l'ingresso l'impresa ha tentato di indurre i lavoratori ad accettare immediatamente le proprie condizioni contrattuali minacciando di lasciare i lavoratori stessi senza lavoro, situazione questa che, di fatto, annullerebbe la legittimazione al ricorso.
I lavoratori non hanno comunque accettato le proposte dell'impresa e hanno ribadito che tenteranno comunque di ottenere il riconoscimento dei propri diritti al Tribunale Amministrativo.
Nei prossimi giorni si prevedono nuove azioni di protesta civile da parte dei lavoratori che non intendono assoggettarsi a una condizione che definiscono illegale e repressiva. Gli stessi lavoratori, su consiglio del loro legale, hanno annunciato la presentazione di denunce all'Autorità Giudiziaria (presso altro Tribunale) e la trasmissione di un esposto alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
In un documento inviato in serata alla Prefettura di Napoli, il dirigente Un.Si.L. Antonio Alfieri ha ribadito che: nonostante la evidenza rappresentata dalla pesante forza di repressione (esplicata da organismi il cui compito è la tutela di tali diritti) di ogni istanza democratica spregiudicatamente manifestata dall'impresa G.S.A., la scrivente OS, consapevole che tale comportamento ponga la stessa OS in condizione di palese inferiorità di condizioni in sede di contrattazione, continua a perseguire una politica sindacale orientata al rispetto delle regole e dell'ordinamento democratico dello Stato.

mercoledì 29 giugno 2011

La rivelazione del procuratore Mancuso "I Servizi complottarono contro di me"

da: Repubblica Napoli - DARIO DEL PORTO - 22/06/2011

Tra le pieghe dell'inchiesta chiamata P4 il capo dei pubblici ministeri di Nola svela un clamoroso retroscena. E' stato ascoltato dagli inquirenti in qualità di testimone


"L'intera operazione contro di me è stata orchestrata dai Servizi", accusa il procuratore di Nola Paolo Mancuso.

La sera dell'undici gennaio il magistrato viene sentito come teste dai pm Henry John Woocock e Francesco Curcio nell'ambito dell'inchiesta su dossier e ricatti. Il verbale è fra gli atti depositati.

Nelle pieghe della testimonianza, Mancuso rilancia il sospetto di un complotto ai suoi danni che avrebbe rischiato di colpire anche un altro pm, il procuratore aggiunto Giovanni Melillo. Mancuso era uno dei magistrati italiani “schedati” nell’archivio del Sismi durante la gestione del generale Niccolò Pollari e del suo stretto collaboratore Pio Pompa.

«Sul caso pende un procedimento a Perugia, lì ho depositato denunce nelle quali ho tentato di fornire elementi indiziari o probatori per evidenziare come nei miei confronti si fossero verificati una serie di eventi concatenati fra loro riferibili a una regia unitaria tesi alla mia delegittimazione», mette a verbale il procuratore di Nola. Mancuso spiega di aver appreso dalla stampa che i dossier di Pompa contro di lui «erano originati da informazioni veicolate da un magistrato in servizio al Ministero», aggiungendo però di non sapere se questa “fonte” sia mai stata individuata.

I pm Curcio e Woodcock gli chiedono poi di presunti collegamenti con i Servizi del deputato e magistrato in aspettativa Alfonso Papa, nei cui confronti pende alla Camera una richiesta di arresto. E Mancuso risponde: «I nostri percorsi professionali non si sono mai incontrati. Per quanto mi fu riferito dal collega Umberto Marconi o forse da altri colleghi, Papa era molto vicino a Pollari e grazie a questo rapporto, non so a che titolo, era riuscito ad ottenere una scorta della Finanza e un appartamento in una zona centralissima di Roma».

Quindi Mancuso aggiunge: «Ritengo che i Servizi abbiano giocato un ruolo decisivo non solo nella redazione dei dossier ma anche, come ho scritto in molte denunce, nella creazione del caso Marano Spiezia». Si riferisce, il procuratore di Nola, agli episodi che anni fa lo avevano visto citato negli atti a margine delle indagini sulla faida di Scampia con riferimento a persone conosciute durante battute di caccia. Vicende poi concluse con l’archiviazione in sede penale e disciplinare. Mancuso dice di non conoscere il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica, coinvolto nell’inchiesta su dossier e ricatti e sfuggito all’arresto solo perché in Senegal da mesi. «Non sono quindi in grado di fornire elementi circa un suo coinvolgimento nell’acquisizione indebita di notizie anche sul mio conto».

Ma in un passaggio successivo, il procuratore di Nola indica i nomi di altri due carabinieri che, a suo dire, avrebbe avuto «un ruolo oscuro nell’acquisizione o meglio nella propalazione di notizie infondate di notizie infondate sul conto mio e di Giovanni Melillo», procuratore aggiunto a Napoli e per anni pm antimafia.

Afferma Mancuso: «Non solo accusarono infondatamente me e Melillo di aver archiviato indebitamente una misura di prevenzione a carico dei fratelli Marano, (imprenditori della zona di Secondigliano n.d.r.) miei presunti amici di caccia. Ma uno dei due testimoniò sul fatto che il collega Melillo aveva partecipato a una battuta di caccia, essendo notorio che Melillo non utilizza armi da fuoco. Si trattò — conclude Mancuso — di un palese tentativo di coinvolgere il collega in un caso peraltro inesistente».

lunedì 27 giugno 2011

Scioperano gli operai del Tribunale di Nola, ricordando l'operaio di Bari, suicida per la Legalità


 
Martedì 28 e Mercoledì 29 tornano a scioperare i lavoratori dell'affidamento di Pulizie del Tribunale di Nola.

I lavoratori hanno presentato un'ultima istanza al sindaco di Nola nella quale chiedono almeno la sospensione dell'affidamento al consorzio G.S.A. in attesa che si definisca il contenzioso, promosso dai lavoratori, relativo alla nullità del procedimento di aggiudicazione.

Ci appelliamo un'ultima volta al sindaco Biancardi – dichiara il dirigente Un.Si.L. e portavoce del Fronte della Legalità Antonio Alfieri – a cui contestiamo la dichiarazione di non avere alcuna responsabilità nella gestione dell'affidamento. Il sindaco di Nola e il dirigente di settore arch. De Sena hanno invece piena responsabilità in quanto sta accadendo e devono sapere che siamo intenzionati ad andare fino in fondo in questa storia. Chiediamo al sindaco, in una situazione di gravi irregolarità nella gestione, un atto di responsabilità nei confronti dei lavoratori e della città. Non chiediamo altro che la sospensione delle procedure di affidamento per il tempo utile alla definizione della questione in sede giudiziaria.”

I lavoratori, che hanno riassunto le proprie osservazioni circa l'irregolarità della procedura di affidamento alla G.S.A. in un documento di sette pagine che domani (28/06/2011) sarà protocollato al comune nonché trasmesso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola Paolo Mancuso, celebreranno lo sciopero manifestando tra piazza G. Bruno (sede del tribunale) e il Municipio di Nola in piazza Duomo.

La giornata di sciopero del 28 giugno – continua Antonio Alfieri – sarà dedicata alla memoria di Vincenzo, lavoratore della Municipalizzata del Comune di Bari infiltrata dalla criminalità organizzata, che il 26 giugno si è suicidato lanciandosi da un balcone del Municipio. Un lavoratore stabilizzato, senza particolari problemi di lavoro, che, togliendosi la vita, ci ha lasciato un solo messaggio: <<alla Mafia non ci sto!>>. Dietro la tragedia di Vincenzo ci sono migliaia di lavoratori degli appalti pubblici che vivono una serie infinita di abusi e violazioni dei propri diritti civili, senza alcuna tutela né giuridica né sindacale. La nostra attività sindacale è nata cinque anni fa con il preciso scopo di contrastare il fenomeno delle infiltrazioni criminali negli enti locali affinché situazioni come quella di Vincenzo non debbano più verificarsi.”

Una giornata di lotta e di commemorazione, quindi, nella quale i lavoratori tenteranno di sollecitare tutte le forze politiche della città ad avere attenzione su quanto sta accadendo nella gestione dei servizi pubblici locali.

I lavoratori, negli scorsi giorni, hanno anche inviato una lettera all'on. Paolo Russo nella quale chiedevano al presidente della Commissione Agricoltura di intervenire presso l'Amministrazione Comunale e presiedere un tavolo di incontro tra il sindaco e le parti sociali.

Si attende entro la giornata di domani (28/06/2011) la risposta dell'on. Russo, nella quale i lavoratori hanno riposto l'ultima speranza di una pacifica definizione della vertenza.

domenica 26 giugno 2011

Bari, operaio suicida: in un biglietto ha scritto ‘Alla mafia non ci sto’

tratto dal sito: www.newnotizie.it

Gli aggiornamenti su quanto accaduto stamane a Bari dove un operaio della Multiservizi - società mista nata fra Comune di Bari e Italia Lavoro spa, nata nel 1998 con il fine di reimmettere sul mercato lavoratori socialmente utili - si è gettato dal balcone del Comune continuano ad arrivare tramite il social network Facebook.
E' stato proprio su quest'ultimo che il sindaco del capoluogo pugliese Michele Emiliano ha annunciato il tragico evento. Nelle ultime ore, oltre a centinaia di commenti di chi ha voluto dire la propria sull'episodio, sottolineando come la disperazione oggi, con le attuali condizioni lavorative ed economiche, sia dietro l'angolo per molti; sono stati pubblicati altri interventi da parte del primo cittadino barese.
A quanto pare, Vincenzo - questo era il nome della vittima - non era un precario e dietro al suo tragico gesto ci sarebbe stata l'insofferenza verso un ambiente di lavoro inquinato da infiltrazioni di stampo mafioso. A dichiararlo sarebbe stato in un ultimo messaggio lo stesso operaio, come reso noto dal sindaco: "L'operaio che si è tolto la vita oggi non era un precario, ma un assunto a tempo indeterminato. Ha lasciato un biglietto di poche parole 'alla mafia non ci sto'."
Lo stesso Emiliano si è poi detto "preoccupato per le infiltrazioni mafiose nella Multiservizi al punto che un anno fa ho nominato un Prefetto antimafia amministratore unico. Chi è a conoscenza di fatti utili alle indagini si presenti alle forze dell'ordine e dica quel che sa".

No alle interviste - Il primo cittadino di Bari ha comunicato la decisione di non parlare ai microfoni perché quella di oggi deve rimanere una giornata di lutto. La scelta di comunicare soltanto tramite Facebook ha diviso coloro che seguono la pagina di Emiliano. Se Sofia dichiara di condividere "la scelta di parlare pubblicamente solo attraverso Facebook e non attraverso i microfoni e le telecamere" perché così "il messaggio di legalità è arrivato comunque molto forte", c'è anche chi si attende una presa di posizione molto forte da parte del sindaco: "E' un giorno di lutto per tutti sig. Sindaco - scrive Laura - ma l'opinione pubblica deve sapere, il Paese deve sapere. In qualità di primo cittadino ha il dovere di esprimere un'opinione a riguardo e dichiarare pubblicamete che s'impegnerà a fare luce sull'accaduto".

Simone Olivelli

sabato 25 giugno 2011

CORRUZIONE E P4 - di Amato Lamberti

Riportiamo un articolo, pubblicato sul quotidiano online Il Mediano del prof. Amato Lamberti, fondatore dell'Osservatorio sulla Camorra, sui rapporti tra criminalità organizzata, politica e mondo degli affari.

I risvolti politici, imprenditoriali e criminali che stanno emergendo col caso P4, dimostrano che la corruzione è tutt’uno col governo e l’amministrazione del Paese. Di Amato Lamberti

Le cronache di questi ultimi mesi sembrano aver scoperto che la mafia ha trasferito al Nord i suoi capitali e la sua capacità di controllo dell’economia di interi territori. Sotto i riflettori è oggi l’espansione della ‘ndrangheta in Piemonte, addirittura con il trasferimento della sua articolazione territoriale, vale a dire le ‘ndrine. Nessuno però pone l’accento sui necessari collegamenti con i livelli politici e imprenditoriali che le organizzazioni criminali devono attivare per potersi espandere.
Varrebbe la pena tornare a riflettere su modi e forme dell’espansione della camorra in Campania per comprendere questi processi di invasione criminale dell’economia. Per avere un quadro più chiaro di come, concretamente, l’organizzazione criminale si sia diffusa sul territorio campano e si sia confusa con lo Stato e le pubbliche amministrazioni e in alcuni casi si sia addirittura integrata a tal punto da rendersi invisibile, assumendo la faccia dell’ impresa, basterebbe ripercorrere alcuni fatti salienti della cronaca, a partire dagli anni 80. In Campania, il terremoto del 1980 è stato colto come occasione dalla camorra per ampliare i propri poteri, i propri utili e il controllo del territorio.
Infatti tra il 1981 e il 1982, periodo in cui la camorra aveva, come massimo esponente Cutolo, le organizzazioni criminali assumono un ruolo fondamentale nel governo della ricostruzione, tanto che molti uomini politici, soprattutto locali, non riescono neppure a gestire la presenza e le richieste della camorra che così prende in mano lo stesso governo del territorio e degli interventi pubblici. Questo perchè i camorristi nell’immediato dopo-terremoto non si presentano nella loro solita veste criminale, con minacce e intimidazioni, ma come un organizzazione di affari. I contatti vengono presi da uomini di spicco dell’organizzazione, come Casillo e Rosanova, che detengono stretti e consolidati rapporti con il PSI e la DC, allora partiti dominanti nell’arena politica, e si concretizzano anche attraverso il coinvolgimento di alcuni esponenti politici locali direttamente in società della camorra, le quali vengono così più facilmente registrate e fornite di tutte le autorizzazioni.
La camorra si muove con una logica imprenditoriale. Non essendo, ad esempio, pronta a fornire i servizi richiesti dal Commissario straordinario per il terremoto, cioè i prefabbricati, si rivolge al sistema affaristico veneto, in contatto stretto con le imprese del settore. Si forma cosi un circuito in cui il camorrista-imprenditore contatta i politici locali e le ditte venete e fa assegnare, con gare truccate, gli appalti a quelle ditte già contattate. Gli atti dei processi a carico della NCO, come dei clan Alfieri, Nuvoletta, ecc., parlano di riunioni a pochi giorni dal sisma e soprattutto di costituzioni di società e acquisti di imprese realizzati ad una settimana dal terremoto, mentre erano ancora in corso le ricerche di eventuali dispersi. La camorra in tal modo guadagnava una tangente sull’intero importo dell’affare e obbligava la ditta vincitrice a dare subappalti alle sue imprese.
Come ho già scritto, la camorra assume tre nuove facce: Affari, Tangenti, Imprese. Le dinamiche di tale sviluppo vanno considerate in base al fatto che i camorristi, come i mafiosi, fondano il loro potere principalmente su base territoriale. Infatti, in termini più generali, il persistere del fenomeno mafioso è dato proprio dalla combinazione tra controllo del territorio e attività legali e illegali svolte a fine di lucro. Questa combinazione ha reso ancor più agevole il passaggio da sistema di esclusiva violenza a sistema di impresa violenta. Nel caso del terremoto, la variabile decisiva è stato il legame che si è costruito con il sistema politico e amministrativo e che ha permesso, soprattutto attraverso la corruzione, ma anche attraverso capacità militari e disponibilità di ingenti capitali liquidi, di alterare le regole giuridiche e di mercato a proprio vantaggio.
Per avere uno specchio di tale situazione basterebbe sfogliare le pagine di cronaca nera tra il 1977 e il 1983, che da sole rendono l’idea dell’alto numero di intimidazioni e attentati ad esponenti politici locali. Per quanto riguarda tale aspetto è importante però fare una distinzione: in Campania, la camorra cerca di non rompere gli equilibri necessari al raggiungimento dei suoi obiettivi; in Sicilia, invece, la mafia siciliana concentra la propria capacità di violenza sui rappresentanti dello Stato nella regione Sicilia. Clamorosi gli omicidi di La Torre, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino.
A circa dieci anni di distanza, precisamente nel 1992 la magistratura italiana ha scoperto “Tangentopoli”, termine con cui l’opinione pubblica indicò il sistema di corruzione che pervadeva il Paese a livello politico ed economico, utilizzando lo strumento tipico delle organizzazioni criminali, vale a dire la tangente, la pratica del pretendere o del ricevere un compenso non dovuto, in cambio di favori.
Tangentopoli è stato un fenomeno diffuso di corruzione che ha intrecciato la classe politica e il mondo degli affari illeciti. Politica e criminalità parlavano la stessa lingua. Per gli imprenditori non faceva alcuna differenza parlare con la politica o con la camorra. Cifre da capogiro furono intascate da personaggi illustri, parlamentari, alti dirigenti dello Stato, ma anche Ministri. L’indagine partita inizialmente dalla procura di Milano, in breve tempo fu estesa all’intero paese. L’illegalità che emerse era talmente diffusa da non risparmiare alcun ambito sociale.
Il nuovo caso, quello della cosiddetta P4, di cui si parla in questi giorni, dimostra che il fenomeno della corruzione, con tutti i suoi risvolti politici, imprenditoriali, criminali fa, forse, ormai parte strutturalmente del governo e dell’amministrazione del Paese. Questa, senza forse, è la ragione
della capacità di penetrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto politico, economico  amministrativo dell’intero Paese, anche nelle aree in cui non c’è mai stato alcun radicamento storico di organizzazioni di tipo mafioso.