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mercoledì 6 luglio 2011

Appalti in Provincia di Napoli: l'ombra della Camorra e del Malaffare




La vicenda dei lavoratori dell'affidamento di pulizia del Tribunale di Nola tra Comune di Nola, Provveditorato alle Opere Pubbliche e TAR Campania.

Presentiamo una piccola “rassegna stampa” che descrive i personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda dell'affidamento G.S.A. del Tribunale di Nola, territorio purtroppo dimenticato dai media che contribuiscono così ad aggravare una condizione di pesante limitazione dei diritti civili dei suoi abitanti.

La vicenda può essere così brevemente riassunta:

“L'Amministrazione Comunale di Nola, il cui sindaco Geremia Biancardi è stato eletto con un vero plebiscito nel giugno 2009 e che sbandiera fin dal suo insediamento la sua presunta voglia di legalità, ha, nel 2010, istituito la Stazione Unica Appaltante presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise. Nell'aprile 2011 il Provveditore Giovanni Guglielmi emetteva l'aggiudicazione definitiva della Gara al Consorzio G.S.A. con il 58% di ribasso sull'importo a base d'asta.
Seguiva una vertenza tra lavoratori, Comune di Nola (che è possibile seguire sul nostro blog) e Provveditorato che ha portato gli stessi lavoratori (che hanno contestato ripetutamente la regolarità amministrativa dell'intera procedura) a presentare ricorso al TAR Campania avverso alle procedure di aggiudicazione.

Il ricorso sarà discusso dal Collegio della Prima sezione del TAR Campania presieduto da Antonio Guida (che ha già rigettato il 06/07/2011 una richiesta di sospensiva immediata presentata dai lavoratori).”

Di fronte ad una situazione nella quale ci si trova a impelagarsi in vertenze giudiziarie che riguardano le istituzioni (e l'”alta politica”) e nella quale si rischia il posto di lavoro con il quale si sostentano le proprie famiglie è normale tentare di capire quanto fondati possano essere i dubbi di legittimità su un sistema di aggiudicazione di appalti di lavori e servizi definito “legalitario e trasparente” dal sindaco di Nola nonché realizzato sotto il controllo della Prefettura di Napoli.

Per tali motivi, senza aggiungere alcuna considerazione di carattere soggettivo, abbiamo cercato nella rete web informazioni e notizie su enti e attori della vicenda in modo da comprendere “la condizione ambientale” con la quale si andava a scontrarsi.

I risultati sono stati a dir poco strabilianti tanto da spingerci a condividere con un più vasto pubblico le “perle” pescate dalla rete.

Cominciamo con l'identificare l'ambiente politico nel quale nasce l'Amministrazione Comunale di Nola partendo da una foto, scattata durante l'inaugurazione del cantiere della NTV del Cav. Gianni Punzo (inquisito per mafia e oggi socio di Montezemolo): 

Paolo Russo - Geremia Biancardi - Nicola Cosentino

Geremia Biancardi, avvocato amministrativista, è da anni uomo di fiducia dell'on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. 

L'on. Russo è famoso soprattutto in quanto, dal 2001 al 2006 ha presieduto la Commissione Bicamerale di Inchiesta sul Ciclo Rifiuti (ai tempi della Gestione Commissariale di Antonio Bassolino oggi soggetta a indagine giudiziaria) nonché per essere stato coinvolto nel 2007 in una inchiesta per associazione mafiosa (proc. penale n. 86429/00 RGNR n. 61805/01 RG GIP - Napoli) per la quale si cita un articolo di Amalia De Simone pubblicata su IL MATTINO dell'epoca: 

“Il deputato di Forza Italia Paolo Russo è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa e per minacce al fine di condizionare le elezioni con l'aggravante dell'articolo 7 della legge antimafia, favorendo cioè un clan camorristico. Ieri funzionari della Dia gli hanno notificato l'avviso di garanzia firmato dai pm Simona Di Monte e Giuseppe Borrelli che hanno chiesto al gip di poter acquisire alcune intercettazioni ambientali del politico forzista che si sarebbe trovato a dialogare con soggetti sottoposti ad indagine.

Con questo atto si avvia la procedura per l'utilizzo delle intercettazioni che si concluderà con il parere della Camera. “Cambiagli i connotati!”. Questa richiesta sarebbe uno dei contenuti delle intercettazioni che saranno al vaglio del gip e verrebbe fatta da Paolo Russo a colui che gli investigatori considerano il suo “delfino”, l'imprenditore Giovanbattista Mautone, finito in manette venerdì scorso insieme con altre 89 persone ritenute a vario titolo, fiancheggiatori dei clan camorristici del nolano.

In particolare, secondo gli inquirenti, Russo captato da una cimice nel corso di un incontro con Mautone, gli avrebbe chiesto di avviare rappresaglie nei confronti di un soggetto che non aveva votato per le persone da lui indicate. Per l'inchiesta il legame tra il parlamentare e l'imprenditore ritenuto legato al clan Ruocco si evincerebbe anche da un'altra intercettazione in cui Mautone spiegherebbe che Paolo Russo, in cambio di voti assicurati al cugino Ermanno Russo (consigliere regionale oggi assessore alle politiche sociali - ndr), avrebbe fatto in modo di far nominare assessore al Comune di Marigliano suo fratello, Felice Mautone.

La prima intercettazione sarebbe alla base della contestazione fatta a Russo, relativa alla violazione della legge elettorale con l'aggravante di aver favorito il clan Ruocco. Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa invece, viene contestato al deputato al fine di indagare sull'ipotesi che sia lui che Mautone fossero soci occulti di una Soa, società di certificazione delle imprese, organo, tra l'altro, preposto al rilascio dell'attestazione di qualificazione obbligatoria per chiunque debba eseguire lavori pubblici di importo superiore ai 150mila euro. Gli investigatori dovranno verificare se attraverso la Soa siano state favorite imprese riconducibili alla camorra e in particolare a Michele La Marca, considerato l'interfaccia imprenditoriale dal clan Ruocco.”

La vicenda si concluse con il voto negativo della Giunta delle Autorizzazioni a Procedere presieduta da Carlo Giovanardi (anche perché il GIP riportava che le eventuali responsabilità dell'on. Russo erano ancora da accertare e soggette necessariamente a supplemento di indagine) nella quale fu negato l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche nei confronti dell'onorevole Russo, condizione, questa che, di fatto bloccò le indagini a carico del deputato.

Di Nicola Cosentino (sotto inchiesta per presunti legami con il clan dei casalesi) e della sua vicenda si può dire che è talmente nota che in questa sede non è nemmeno il caso di citarla. Basti valutare che, sotto l'aspetto puramente politico (non si intende in nessun modo proporre alcun giudizio o valutazione a carattere personale) l'Amministrazione Biancardi è espressione diretta della componente PdL che fa capo all'on. Russo e a Nicola Cosentino (con tutte le conseguenze di carattere politico che ne derivano).

Come dicevamo l'amministrazione Comunale di Nola, proprio per evitare eventuali condizionamenti nella gestione degli appalti, ha preferito conferire l'incarico di Stazione Unica Appaltante del Comune di Nola al Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise (Ufficio del Ministero delle Infrastrutture presieduto, ai tempi della stipula della convenzione, da Claudio Scajola, capo della componente PdL che in Campania è rappresentata proprio dall'on. Russo, e che ha dovuto dimettersi dall'incarico perché coinvolto in tristi vicende giudiziarie).

Il provvedimento di aggiudicazione della gara al Consorzio G.S.A. (e tutti gli altri provvedimenti emessi dal provveditorato) è stato emesso da Giovanni Guglielmi, Provveditore di Campania-Molise da circa un anno. Quando i lavoratori hanno contestato al sindaco di Nola Biancardi la irregolarità del provvedimento siglato da Guglielmi lo stesso sindaco ha dichiarato pubblicamente che non si poteva mettere in dubbio l'operato del Provveditore anche perché avallato dalla Prefettura di Napoli.

Pochi ricordano, però, che Giovanni Guglielmi, poco più di un anno fa, era Provveditore alle Opere Pubbliche di Lazio-Abruzzo e Sardegna (sempre ai tempi del Ministero Scajola) e che ha dovuto lasciare l'incarico perché coinvolto nell'indagine sulla ricostruzione in Abruzzo. 

Leggiamo infatti su Repubblica di Bologna del 19 febbraio 2010 (articolo a firma di Enrico Nardecchia):

“APPALTI E TERREMOTO - Il potere della strana coppia Di Nardo - Guglielmi: ecco i piani

Le intercettazioni tra Guglielmi e Di Nardo. Ecco i piani del funzionario amico dei clan e del supercontrollore. 

Al provveditore interregionale alle Opere pubbliche la cricca vuole strappare promesse di lavori certi.

Antonio Di Nardo e Giovanni Guglielmi

L'AQUILA. Un potere assoluto. In mano a una strana coppia. E qui non si parla di strade nuove, come quella per l’aeroporto del G8 o di lavori al tribunale. 

Come soggetto attuatore della ricostruzione, col benestare del governo, il provveditore interregionale alle Opere pubbliche Giovanni Guglielmi è il padrone della rinascita della città. Il supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, come emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta di Firenze su appalti e corruzione, non se ne sta nel suo ufficio a metter timbri e vigilare. Si fa tirare per la giacca dal funzionario ritenuto amico dei clan.

Un’amicizia tra lavoro e affari. Dalle 20mila pagine allegate agli atti del procedimento, che riserva ogni giorno un capitolo nuovo sul tema ricostruzione in Abruzzo, emerge il rapporto costante tra il provveditore interregionale alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna (che al momento, comunque, non risulta indagato), nominato a gennaio in questo ruolo, e il funzionario del ministero delle Infrastrutture Antonio Di Nardo, di 64 anni, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma). È considerato il suo «segretario». Ma per la Dia di Napoli è «vicino ai Casalesi».

Dopo il sisma del 6 aprile i contatti tra i due sono costanti. Ecco cosa emerge dai dialoghi intercettati. Guglielmi chiama Di Nardo che ne approfitta per invitarlo a cena.

Guglielmi: «Pronto sono Gianni come stai?».
Di Nardo: «Uhè, bene, tu?».
G.: «bene, bene abbastanza».
D.N.: «Dove stai al mare o a Roma?».
G.: «no, all’Aquila».
D.N.: «Vabbè ogni tanto, pensavo che stavi a Roma da solo, ho detto se stasera gli viene voglia ci mangiamo una pizza».
G.: «No ti ringrazio, sto all’Aquila».
D.N.: «Ma domani a che ora vieni?».
G.: «Alle 9,30».

Di Nardo, insomma, è buon amico del supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo. Lo invita a cena, poi lo va a trovare a casa. L’attivismo di Di Nardo, che per chi indaga non è solo un impiegato del ministero ma anche il gestore occulto del consorzio Stabile Novus col quale «cerca di infilarsi negli appalti all’Aquila», è precoce.

Già il 14 aprile, «auspice» il coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, indagato per corruzione, si tesse la tela del primo consorzio. È lui che avvisa un’amica «Sto a Palazzo Chigi». E aggiunge, il 15 maggio: «Consorzio Federico II costituito». È lui che tiene i contatti con la Btp dell’indagato Riccardo Fusi, pure lui in cerca del lasciapassare per L’Aquila. È lui che si sente con Francesco Maria De Vito Piscicelli, quello delle risate al telefono la notte del terremoto, sue o del cognato Pierfrancesco Gagliardi.

Questa «cricca», come la chiamano i pm toscani, fa di tutto per avvicinare Guglielmi, soggetto attuatore della ricostruzione. Si parla di lui come di un aspirante amministratore delegato dell’Anas. La «cricca» lo considera «uno dei nostri» se è vero che il 21 gennaio, con la nomina dei due provveditori di Toscana e Lazio-Abruzzo-Sardegna, Piscicelli esclama: «Un grande segnale di risposta a quelle aggressioni che stanno sui giornali. “Voi cacate 'o cazzo? E io tengo pure un altro Provveditore dopo quello di Roma. Ne ho due».

A incaricarsi di «agganciare» Guglielmi è un altro pezzo di Stato, il magistrato della Corte dei Conti Mario Sancetta. Appena tre giorni dopo il terremoto. Il mediatore? Ancora Di Nardo.

Sancetta: «...senta volevo dire questo...in relazione a questa cosa di...del
terremoto...pensavo che si poteva stabilire un contatto con...».
Di Nardo: «...certo...certo».
S.: «con quello che sta qui e che abbiamo visto l’a ltra volta...».
D.N.: «Come no!. adesso si vada a fare Pasqua...appena lei viene ci incontriamo un attimino perché penso che avrà pure qualcosa già pronto...per lei».
S.: «Se dobbiamo attivarci dobbiamo farlo subito».
Alla fine Sancetta e Guglielmi si trovano. Lo dice il giudice all’imprenditore Lamino:
«...allora ho chiamato il Gianni...m’ha detto che appena capita qualche cosa dibuono...senz’altro...m’ha detto». La contropartita? Un posto all’Anas. Sancetta: «Vuol fare l’amministratore delegato, chiede di essere sostenuto»”.

Non vogliamo, nemmeno in tale sede, porre alcun dubbio sulla integrità del provveditore Guglielmi ma ci sia almeno consentito di poter affermare che Giovanni Guglielmi, come tutti gli esseri umani, non ha il dono dell'infallibilità e quindi è possibile che possa aver commesso “errori di valutazione” nella procedura di affidamento (e in chissà quante altre).

Ma in Italia vige lo Stato di diritto e i cittadini che si sentono danneggiati da un atto amministrativo secondo loro (quantomeno) irregolare se non illegittimo possono ricorrere per il suo annullamento al TAR della propria regione.

È proprio ciò che hanno fatto i lavoratori presentando regolare ricorso al TAR Campania per vedere riconosciuti i propri diritti. Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) rappresenta un organo giudicante super partes e quindi i lavoratori possono tranquillamente sperare in un giudizio oggettivo e privo di “condizionamenti”.

Così sarebbe in un paese normale ma in Italia (e in Campania e a Nola in particolare), si sa, la normalità è noiosa. Compulsando la rete web alla ricerca di informazioni sul TAR Campania e precisamente sulla prima sezione del Tribunale Amministrativo (delegata alla trattazione del caso dell'aggiudicazione di Guglielmi) ci imbattiamo in un articolo de La Voce della Campania a firma di PAOLO SPIGA del 18/03/2010:

“LE BEFFE DEI TAR - Succede anche questo: alcuni Tar applicano misure in contrasto con le interdizioni dell'antimafia, favorendo ditte in odor di clan. Spesso, con tanto di conflitti d'interesse.
[...]
Ma eccoci al TAR chiamato a pronunciarsi sulla sorte di tanti comuni. «E' la prima sezione quella cruciale, dove arrivano i ricorsi presentati dai comuni sciolti dal ministero degli Interni o da quelle aziende che si vedono recapitare dalle prefetture le interdittive antimafia, come capita spesso quando si aggiudicano appalti ma sono in odore di camorra», precisano ancora alla DDA. I settori più' gettonati? Rifiuti, of course, vigilanza privata, mense, trasporti, forniture ospedaliere e, ovviamente, lavori edili.

Facciamo un breve salto in Emilia per poi tornare in Campania. E' del 17 gennaio scorso un articolo de La Gazzetta di Modena dedicato alle “imprese” dei casalesi. E si fa riferimento ad una ditta mattonara che fa capo a Pietro Fontana, attraverso cui, secondo gli inquirenti (e le verbalizzazioni di alcuni pentiti) verrebbero riciclati capitali di provenienza illecita. Ma ecco il j'accuse: «le decisioni adottate dalla prima sezione del TAR Campania hanno reso inefficaci quasi tutte le interdittive antimafia emesse dalle prefetture di Caserta e di Napoli, tra cui quella relativa al gruppo Fontana, impegnato tra l'altro, in alcuni importanti lavori per l'aula bunker del carcere di Poggioreale». E ancora: «le ditte beneficiarie delle decisioni del tribunale amministrativo risultano collegate ai casalesi, al clan Moccia e al clan Alfieri-Fabbrocino, attivo nel nolano e nel vesuviano».

A presiedere la prima sezione del TAR Campania siede Antonio Guida. Tra i membri - spesso estensore delle sentenze più' delicate - Michele Buonauro. Il cui fratello, Carlo, e' invece un componente nella terza sezione dello stesso tribunale amministrativo regionale, ubicato nella centralissima piazza Municipio, vis a vis con palazzo San Giacomo.

Una famiglia dai mille interessi, quella dei Buonauro. Il padre delle due toghe, Luigi, e' stato per anni sindaco di Nola, comune sciolto già' due volte per condizionamento camorristico. Luigi Buonauro oggi (marzo 2010 – ndr) e' coordinatore cittadino del PdL e condivide la poltrona insieme a Vincenzo Meo, plenipotenziario gavianeo per una ventennio nel nolano, ex tesoriere dc in Campania, condannato in primo grado dal tribunale di Napoli per associazione col clan Alfieri «e poi assolto - spiegano alcuni avvocati partenopei - perché' gli elementi di contiguità' al clan riscontrati non raggiungevano la soglia di gravita' per l'irrogazione della pena (in quanto parte degli episodi contestati al senatore sono andati prescritti durante i 17 anni di processi - ndr)».

E proprio da Nola e' partito il tour (che nei comunicati ufficiali veniva ribattezzato “tuor”) elettorale che ha portato, a giugno 2009, Luigi Cesaro (accusato dal pentito Gaetano Vassallo, imprenditore nel ramo rifiuti, di legami con i Casalesi – ndr) sulla poltrona di presidente della Provincia di Napoli. Al battesimo del candidato erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari all'Economia Nicola Cosentino (indagato per legami con i Casalesi - ndr) e alla Giustizia Giacomo Caliendo (coinvolto nell'inchiesta sulla Loggia P3 e “venerabile” della massoneria, coperta e non, dell'area nolana - ndr), l'ex onorevole e presidente della commissione sul ciclo dei rifiuti Paolo Russo, l'onorevole Maria Elena Stasi (che in qualità' di ex prefetto di Caserta ha dato disco verde all'Aversana Petroli, già' colpita da interdittive antimafia, che fa capo alla famiglia Cosentino).

Una tornata elettorale vincente, quella 2009, con un Buonauro portafortuna nel motore PdL. Sindaco di Nola, infatti, e' stato incoronato il “suo” Geremia Biancardi, professione avvocato. Il quale - viene descritto nel blog del suo predecessore, Felice Napolitano - nell'incontro «presso i locali della multisala Salvo D'Acquisto gremita di persone, con la sua naturale flemma e il suo innato bon ton ha fornito le dovute spiegazioni circa fantomatici incarichi presi dal Comune di Nola, tanto sbandierati dal suo oppositore». Poi, il commento di Buonauro: «la sinistra nolana ha avuto una storia vergognosa».”

Ecco che siamo partiti, nel nostro escursus attraverso gli articoli sparsi per la rete, da Nola e dalla sua amministrazione (Biancardi, Paolo Russo, Cosentino) per ritornare, attraverso inchieste su appalti truccati, sentenze amministrative “creative” e tanta, tanta camorra (casalesi sopra tutti) un'altra volta a Nola e alla sua amministrazione.

Non possiamo, alla fine di questo piccolo compendio della “Commedia Umana” (di Balzachiana memoria) che affermare: 

“Questi sono i signori che ci garantiscono la Legalità!”

Antonio Alfieri.

“La mafia al massimo ti può togliere la vita.
Lo Stato ti toglie tutto. La vita, la dignità, la speranza, la voglia di lavorare, di impegnarti.
Le regole della mafia sono chiare: se sei contro di loro ti ammazzano. Se sei con loro ti aiutano.
Le regole dello Stato sono ambigue: se operi nella illegalità ti possono arrestare. Se operi nella legalità e lavori per la giustizia, ti ammazzano, ti suicidano, ti tolgono il lavoro, ti denunciano.”

giovedì 19 maggio 2011

Solidarietà al Corriere della Sera per la Ignobile Querela da parte dell'Amministrazione di San Paolo Bel Sito

Nei giorni scorsi e stata riportata, da alcuni organi di stampa locali, la notizia secondo cui l'Amministrazione Comunale di San Paolo Bel Sito ha proceduto a querelare il Direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il giornalista Marco Imarisio, autore di un articolo (pubblicato sul Corriere il 02 novembre 2009) nel quale veniva descritto il clima di totale asservimento della popolazione e dell'ente locale del Comune dell'Agro Nolano al Clan Russo. 

Elemento ancora più "strabiliante" la difesa degli "interessi del comune di San Paolo" affidata a Geremia Biancardi, sindaco di Nola.

Anche di fronte a tale notizia, noi del Fronte ci saremmo aspettati che qualcuno intervenisse, che si indignasse, che almeno rilevasse che il buon Imarisio non faceva altro, nell'articolo incriminato, che riportare non teoremi o ipotesi dei soliti magistrati terroristi, ma semplicemente una (piccola parte) della lunga serie di evidenze probatorie riscontrate durante l'attività di indagine da parte della D.I.A. di Napoli.

Anche in questo caso, il silenzio è stato assordante.

Noi, che nell'Area Nolana ci viviamo, possiamo affermare, con piena cognizione di causa che quanto riportato da Imarisio è completamente rispondente a verità.

Vogliamo in questa sede chiedere scusa, a nome di tutti i cittadini onesti che vivono nell'area nolana, per quanto compiuto dai nostri ignobili amminstratori locali nei confronti del Direttore De Bortoli e di Marco Imarisio. Invitiamo altresì il Corriere a dedicarsi maggiormente a quanto accade nell'area nolana, in modo da informare l'opinione pubblica di una condizione di assoggettamento che ancora persiste, retta stavolta direttamente dal braccio politico/imprenditoriale che ha sempre rappresentato, nell'area nolana, un elemento addirittura preponderante rispetto ai clan.

Ci rendiamo altresì disponibili a rendere testimonianza diretta in sede giudiziaria (in sostegno dei querelati) di quanto descritto nell'articolo di Imarisio onde contribuire a difendere la dignità civile dei cittadini dell'area nolana che non hanno costruito le proprie carriere sui rapporti mafiosi e che devono ogni giorno convivere con condizioni di negazione dei più elementari diritti civili.

Invitiamo i cittadini onesti dell'area nolana ad inviare una e-mail di sostegno a Ferruccio De Bortoli e a Marco Imarisio in modo da attestare la propria estraneità ad una azione nient'altro che definibile come ignobile e vergognosa e che non può e non deve rappresentare la volontà della totalità dei cittadini dell'area nolana.

Antonio Alfieri.

segue l'articolo di Marco Imarisio pubblicato sul Corriere della Sera del 02/11/2009

 

Camorra Dopo Salvatore, in cella anche i fratelli Pasquale e Carmine. Inchiesta sulle «coperture politiche»

I Russo come re, un paese ai loro piedi

 

Sgominato il clan. I magistrati: in migliaia prestavano loro le auto Il modello mafioso Legati a Michele Zaza, affiliato a Cosa Nostra, avevano organizzato la cosca sul modello mafioso

NAPOLI - A gentile richiesta. «Migliaia» di cittadini che prestavano le auto ai familiari dei Russo per fare visita ai tre grandi latitanti. Avevano tutto. Ville finto palladiane, supermercati, aziende, suite perennemente prenotate al Ritz di Milano quando salivano al Nord per fare shopping e riciclare soldi. Ogni tanto, per togliersi lo sfizio, qualche giovane in vacanza noleggiava una Spider. Ma ai Russo non risultava intestata nemmeno una Panda. Per gli spostamenti vicino a casa ci pensavano gli altri. «Migliaia» di cittadini che appoggiavano la cosca. C' è scritto proprio così, nell' ordinanza dello scorso febbraio che illustrava l' impero criminale sorto all' ombra del vulcano. Pronti ad aiutare i familiari desiderosi di fare visita ai tre fratelli latitanti da sempre, fornendo le loro macchine e andando poi a riprenderle una volta che venivano abbandonate nel centro di Nola, con le chiavi nel cruscotto. Adesso non ce n' è più bisogno. In soli due giorni Polizia e Carabinieri hanno chiuso i conti. Prima Salvatore, poi Pasquale, il capo, e infine Carmine, il più giovane con i suoi 47 anni. Ma le foto segnaletiche e il mero elenco di nutrite fedine penali non dicono fino in fondo di cosa si sta parlando. Il loro feudo era l' Agro nolano. Un grumo di comuni nella piana tra il Vesuvio e l' Appennino, con una densità abitativa di due abitanti per metro quadrato, che qualche politico sta cercando di trasformare in provincia. «Padroni assoluti e incontestati dell' economia locale e della res publica», questa è la sintesi del giudice che pochi mesi fa dispose il sequestro di beni per 300 milioni di euro. Titolari soltanto della «Russo costruzioni srl», una società priva di dipendenti, automezzi e di qualunque capitale, eppure capace di generare profitti enormi con un meccanismo semplice. «La ditta opera attraverso l' acquisto di terreni, sui quali affida ad altre imprese il compito di costruire finanziando i lavori e ricompensandola mediante la ripartizione con essa dei vari appartamenti destinati alla vendita». Ogni terreno acquistato negli ultimi vent' anni dai Russo aveva la caratteristica di diventare all' improvviso edificabile. In automatico. Senza bisogno di chiedere. «In merito alle infiltrazioni ed al loro potere impositivo negli enti locali appare significativa la domanda di Michele Russo alla madre: "Ma quello di Visciano che stava in carcere con me a Napoli, sta facendo ancora il consigliere comunale?"». Si tratta di un politico «costruito» alla bisogna, emblema di un potere così assoluto sulle vite degli altri da praticare estorsioni come fossero atti naturali e dovuti. «Nell' Agro nolano l' imposizione avviene senza alcuna specifica violenza, neppure di natura intimidatoria, ma solo attraverso la rappresentazione di un potere criminale la cui presenza sul territorio è fortemente sentita e temuta». Gli episodi di sottomissione raggiungono vette altrove inedite. Il sindaco di San Paolo Bel Sito, il piccolo paese del quale i Russo sono originari, si presenta spontaneamente ai figli dei latitanti con una valigetta piena di denaro, premessa ritenuta necessaria - e non richiesta dai diretti interessati - per il restauro del castello di proprietà dell' amministrazione comunale. E se Michele, figlio di Salvatore, finisce in carcere, il parroco di Nola conclude la messa con una preghiera dedicata ad una speciale categoria di giovani. «Dedicata a coloro che ancora non possono riavere la libertà, Signore intercedi perché tornino presto tra noi». La catena di montaggio messa a punto dai fratelli Russo era di diretta derivazione mafiosa. Non a caso Pasquale, fratello maggiore e capoclan, rivendicava una vecchia amicizia con Michele Zaza, il boss di Procida che divenne il primo camorrista affiliato a Cosa Nostra. I soldi delle estorsioni venivano «puliti» attraverso le operazioni immobiliari e indirizzati poi ad altre attività, come la compravendita di cemento dall' Est, anche qui in regime di monopolio. «A garantire solidità alle attività della cosca vi sono coperture politiche di ogni livello». Anche nazionale, scrivono i magistrati, che hanno però archiviato la posizione del deputato Pdl Paolo Russo (omonimo), inizialmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. L' ultimo capitolo, quello sulle collusioni di alto livello, lo possono scrivere solo i tre fratelli, qualora decidano di parlare. A Nola e dintorni non lo faceva nessuno. L' impero dei Russo valeva un miliardo di euro, queste sono le stime della Procura. Ed era stato costruito in una terra disordinata e poco illuminata dai media, quasi per diritto divino. Senza neppure il bisogno di alzare la voce. O di comprare un' auto.
Imarisio Marco
Pagina 18
(2 novembre 2009) - Corriere della Sera

sabato 8 maggio 2010

Dopo L'ARRESTO dei FRATELLI RUSSO resta un altro passo per liberare l'Area Nolana dalla Criminalità Organizzata: STRONCARE IL SISTEMA POLICO/MAFIOSO

Pubblichiamo un articolo scritto dal prof. Amato Lamberti, fondatore dell'Osservatorio sulla Camorra nel quale, unico tra le fonti giornalistiche, individua nell'area nolana la necessità di colpire le infiltrazioni mafiose all'interno degli Enti Locali e nel mondo imprenditoriale.
Solo in tale modo si portà dire che nell'Area Nolana si è effettivamente stroncato il fenomeno della Criminalità Organizzata.
Noi del Fronte della Legalità dal 2006 stiamo denunciando proprio il fatto che la Camorra nel nolano è ormai rappresentata da "camorristi di seconda o terza generazione": professionisti, imprenditori, membri della cosiddetta "società civile" che giungono a diventare alti funzionari degli Enti Locali, politici, rappresentanti degli Ordini Professionali, docenti universitari.

mercoledì 24 marzo 2010

Dalla RELAZIONE SULLA CRIMINALITA` ORGANIZZATA IN CAMPANIA - Commissione Parlamentare Antimafia


Pubblichiamo uno stralcio della relazione del senatore Lombardi Satriani approvata dalla Commissione Parlamentare Antimafia nella seduta del 24 ottobre 2000 ed avente ad oggetto (lo stralcio proposto): le commistioni tra politica, pubblici funzionari e camorra nella gestione dei pubblici appalti in Campania.
Emblematico il richiamo al clan Alfieri (a quell’epoca già capeggiato, nell’area nolana, dai fratelli Russo) per il quale la gestione della totalità dei pubblici appalti nell’area rappresentava – è rappresenta tutt’ora – la maggiore fonte di introiti del clan tanto da “rinunciare ad altre tradizionali fonti di redditività delittuose, quali il traffico di stupefacenti”.