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mercoledì 6 luglio 2011

Appalti in Provincia di Napoli: l'ombra della Camorra e del Malaffare




La vicenda dei lavoratori dell'affidamento di pulizia del Tribunale di Nola tra Comune di Nola, Provveditorato alle Opere Pubbliche e TAR Campania.

Presentiamo una piccola “rassegna stampa” che descrive i personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda dell'affidamento G.S.A. del Tribunale di Nola, territorio purtroppo dimenticato dai media che contribuiscono così ad aggravare una condizione di pesante limitazione dei diritti civili dei suoi abitanti.

La vicenda può essere così brevemente riassunta:

“L'Amministrazione Comunale di Nola, il cui sindaco Geremia Biancardi è stato eletto con un vero plebiscito nel giugno 2009 e che sbandiera fin dal suo insediamento la sua presunta voglia di legalità, ha, nel 2010, istituito la Stazione Unica Appaltante presso il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise. Nell'aprile 2011 il Provveditore Giovanni Guglielmi emetteva l'aggiudicazione definitiva della Gara al Consorzio G.S.A. con il 58% di ribasso sull'importo a base d'asta.
Seguiva una vertenza tra lavoratori, Comune di Nola (che è possibile seguire sul nostro blog) e Provveditorato che ha portato gli stessi lavoratori (che hanno contestato ripetutamente la regolarità amministrativa dell'intera procedura) a presentare ricorso al TAR Campania avverso alle procedure di aggiudicazione.

Il ricorso sarà discusso dal Collegio della Prima sezione del TAR Campania presieduto da Antonio Guida (che ha già rigettato il 06/07/2011 una richiesta di sospensiva immediata presentata dai lavoratori).”

Di fronte ad una situazione nella quale ci si trova a impelagarsi in vertenze giudiziarie che riguardano le istituzioni (e l'”alta politica”) e nella quale si rischia il posto di lavoro con il quale si sostentano le proprie famiglie è normale tentare di capire quanto fondati possano essere i dubbi di legittimità su un sistema di aggiudicazione di appalti di lavori e servizi definito “legalitario e trasparente” dal sindaco di Nola nonché realizzato sotto il controllo della Prefettura di Napoli.

Per tali motivi, senza aggiungere alcuna considerazione di carattere soggettivo, abbiamo cercato nella rete web informazioni e notizie su enti e attori della vicenda in modo da comprendere “la condizione ambientale” con la quale si andava a scontrarsi.

I risultati sono stati a dir poco strabilianti tanto da spingerci a condividere con un più vasto pubblico le “perle” pescate dalla rete.

Cominciamo con l'identificare l'ambiente politico nel quale nasce l'Amministrazione Comunale di Nola partendo da una foto, scattata durante l'inaugurazione del cantiere della NTV del Cav. Gianni Punzo (inquisito per mafia e oggi socio di Montezemolo): 

Paolo Russo - Geremia Biancardi - Nicola Cosentino

Geremia Biancardi, avvocato amministrativista, è da anni uomo di fiducia dell'on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. 

L'on. Russo è famoso soprattutto in quanto, dal 2001 al 2006 ha presieduto la Commissione Bicamerale di Inchiesta sul Ciclo Rifiuti (ai tempi della Gestione Commissariale di Antonio Bassolino oggi soggetta a indagine giudiziaria) nonché per essere stato coinvolto nel 2007 in una inchiesta per associazione mafiosa (proc. penale n. 86429/00 RGNR n. 61805/01 RG GIP - Napoli) per la quale si cita un articolo di Amalia De Simone pubblicata su IL MATTINO dell'epoca: 

“Il deputato di Forza Italia Paolo Russo è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa e per minacce al fine di condizionare le elezioni con l'aggravante dell'articolo 7 della legge antimafia, favorendo cioè un clan camorristico. Ieri funzionari della Dia gli hanno notificato l'avviso di garanzia firmato dai pm Simona Di Monte e Giuseppe Borrelli che hanno chiesto al gip di poter acquisire alcune intercettazioni ambientali del politico forzista che si sarebbe trovato a dialogare con soggetti sottoposti ad indagine.

Con questo atto si avvia la procedura per l'utilizzo delle intercettazioni che si concluderà con il parere della Camera. “Cambiagli i connotati!”. Questa richiesta sarebbe uno dei contenuti delle intercettazioni che saranno al vaglio del gip e verrebbe fatta da Paolo Russo a colui che gli investigatori considerano il suo “delfino”, l'imprenditore Giovanbattista Mautone, finito in manette venerdì scorso insieme con altre 89 persone ritenute a vario titolo, fiancheggiatori dei clan camorristici del nolano.

In particolare, secondo gli inquirenti, Russo captato da una cimice nel corso di un incontro con Mautone, gli avrebbe chiesto di avviare rappresaglie nei confronti di un soggetto che non aveva votato per le persone da lui indicate. Per l'inchiesta il legame tra il parlamentare e l'imprenditore ritenuto legato al clan Ruocco si evincerebbe anche da un'altra intercettazione in cui Mautone spiegherebbe che Paolo Russo, in cambio di voti assicurati al cugino Ermanno Russo (consigliere regionale oggi assessore alle politiche sociali - ndr), avrebbe fatto in modo di far nominare assessore al Comune di Marigliano suo fratello, Felice Mautone.

La prima intercettazione sarebbe alla base della contestazione fatta a Russo, relativa alla violazione della legge elettorale con l'aggravante di aver favorito il clan Ruocco. Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa invece, viene contestato al deputato al fine di indagare sull'ipotesi che sia lui che Mautone fossero soci occulti di una Soa, società di certificazione delle imprese, organo, tra l'altro, preposto al rilascio dell'attestazione di qualificazione obbligatoria per chiunque debba eseguire lavori pubblici di importo superiore ai 150mila euro. Gli investigatori dovranno verificare se attraverso la Soa siano state favorite imprese riconducibili alla camorra e in particolare a Michele La Marca, considerato l'interfaccia imprenditoriale dal clan Ruocco.”

La vicenda si concluse con il voto negativo della Giunta delle Autorizzazioni a Procedere presieduta da Carlo Giovanardi (anche perché il GIP riportava che le eventuali responsabilità dell'on. Russo erano ancora da accertare e soggette necessariamente a supplemento di indagine) nella quale fu negato l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche nei confronti dell'onorevole Russo, condizione, questa che, di fatto bloccò le indagini a carico del deputato.

Di Nicola Cosentino (sotto inchiesta per presunti legami con il clan dei casalesi) e della sua vicenda si può dire che è talmente nota che in questa sede non è nemmeno il caso di citarla. Basti valutare che, sotto l'aspetto puramente politico (non si intende in nessun modo proporre alcun giudizio o valutazione a carattere personale) l'Amministrazione Biancardi è espressione diretta della componente PdL che fa capo all'on. Russo e a Nicola Cosentino (con tutte le conseguenze di carattere politico che ne derivano).

Come dicevamo l'amministrazione Comunale di Nola, proprio per evitare eventuali condizionamenti nella gestione degli appalti, ha preferito conferire l'incarico di Stazione Unica Appaltante del Comune di Nola al Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania-Molise (Ufficio del Ministero delle Infrastrutture presieduto, ai tempi della stipula della convenzione, da Claudio Scajola, capo della componente PdL che in Campania è rappresentata proprio dall'on. Russo, e che ha dovuto dimettersi dall'incarico perché coinvolto in tristi vicende giudiziarie).

Il provvedimento di aggiudicazione della gara al Consorzio G.S.A. (e tutti gli altri provvedimenti emessi dal provveditorato) è stato emesso da Giovanni Guglielmi, Provveditore di Campania-Molise da circa un anno. Quando i lavoratori hanno contestato al sindaco di Nola Biancardi la irregolarità del provvedimento siglato da Guglielmi lo stesso sindaco ha dichiarato pubblicamente che non si poteva mettere in dubbio l'operato del Provveditore anche perché avallato dalla Prefettura di Napoli.

Pochi ricordano, però, che Giovanni Guglielmi, poco più di un anno fa, era Provveditore alle Opere Pubbliche di Lazio-Abruzzo e Sardegna (sempre ai tempi del Ministero Scajola) e che ha dovuto lasciare l'incarico perché coinvolto nell'indagine sulla ricostruzione in Abruzzo. 

Leggiamo infatti su Repubblica di Bologna del 19 febbraio 2010 (articolo a firma di Enrico Nardecchia):

“APPALTI E TERREMOTO - Il potere della strana coppia Di Nardo - Guglielmi: ecco i piani

Le intercettazioni tra Guglielmi e Di Nardo. Ecco i piani del funzionario amico dei clan e del supercontrollore. 

Al provveditore interregionale alle Opere pubbliche la cricca vuole strappare promesse di lavori certi.

Antonio Di Nardo e Giovanni Guglielmi

L'AQUILA. Un potere assoluto. In mano a una strana coppia. E qui non si parla di strade nuove, come quella per l’aeroporto del G8 o di lavori al tribunale. 

Come soggetto attuatore della ricostruzione, col benestare del governo, il provveditore interregionale alle Opere pubbliche Giovanni Guglielmi è il padrone della rinascita della città. Il supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, come emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta di Firenze su appalti e corruzione, non se ne sta nel suo ufficio a metter timbri e vigilare. Si fa tirare per la giacca dal funzionario ritenuto amico dei clan.

Un’amicizia tra lavoro e affari. Dalle 20mila pagine allegate agli atti del procedimento, che riserva ogni giorno un capitolo nuovo sul tema ricostruzione in Abruzzo, emerge il rapporto costante tra il provveditore interregionale alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna (che al momento, comunque, non risulta indagato), nominato a gennaio in questo ruolo, e il funzionario del ministero delle Infrastrutture Antonio Di Nardo, di 64 anni, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma). È considerato il suo «segretario». Ma per la Dia di Napoli è «vicino ai Casalesi».

Dopo il sisma del 6 aprile i contatti tra i due sono costanti. Ecco cosa emerge dai dialoghi intercettati. Guglielmi chiama Di Nardo che ne approfitta per invitarlo a cena.

Guglielmi: «Pronto sono Gianni come stai?».
Di Nardo: «Uhè, bene, tu?».
G.: «bene, bene abbastanza».
D.N.: «Dove stai al mare o a Roma?».
G.: «no, all’Aquila».
D.N.: «Vabbè ogni tanto, pensavo che stavi a Roma da solo, ho detto se stasera gli viene voglia ci mangiamo una pizza».
G.: «No ti ringrazio, sto all’Aquila».
D.N.: «Ma domani a che ora vieni?».
G.: «Alle 9,30».

Di Nardo, insomma, è buon amico del supercontrollore degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo. Lo invita a cena, poi lo va a trovare a casa. L’attivismo di Di Nardo, che per chi indaga non è solo un impiegato del ministero ma anche il gestore occulto del consorzio Stabile Novus col quale «cerca di infilarsi negli appalti all’Aquila», è precoce.

Già il 14 aprile, «auspice» il coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, indagato per corruzione, si tesse la tela del primo consorzio. È lui che avvisa un’amica «Sto a Palazzo Chigi». E aggiunge, il 15 maggio: «Consorzio Federico II costituito». È lui che tiene i contatti con la Btp dell’indagato Riccardo Fusi, pure lui in cerca del lasciapassare per L’Aquila. È lui che si sente con Francesco Maria De Vito Piscicelli, quello delle risate al telefono la notte del terremoto, sue o del cognato Pierfrancesco Gagliardi.

Questa «cricca», come la chiamano i pm toscani, fa di tutto per avvicinare Guglielmi, soggetto attuatore della ricostruzione. Si parla di lui come di un aspirante amministratore delegato dell’Anas. La «cricca» lo considera «uno dei nostri» se è vero che il 21 gennaio, con la nomina dei due provveditori di Toscana e Lazio-Abruzzo-Sardegna, Piscicelli esclama: «Un grande segnale di risposta a quelle aggressioni che stanno sui giornali. “Voi cacate 'o cazzo? E io tengo pure un altro Provveditore dopo quello di Roma. Ne ho due».

A incaricarsi di «agganciare» Guglielmi è un altro pezzo di Stato, il magistrato della Corte dei Conti Mario Sancetta. Appena tre giorni dopo il terremoto. Il mediatore? Ancora Di Nardo.

Sancetta: «...senta volevo dire questo...in relazione a questa cosa di...del
terremoto...pensavo che si poteva stabilire un contatto con...».
Di Nardo: «...certo...certo».
S.: «con quello che sta qui e che abbiamo visto l’a ltra volta...».
D.N.: «Come no!. adesso si vada a fare Pasqua...appena lei viene ci incontriamo un attimino perché penso che avrà pure qualcosa già pronto...per lei».
S.: «Se dobbiamo attivarci dobbiamo farlo subito».
Alla fine Sancetta e Guglielmi si trovano. Lo dice il giudice all’imprenditore Lamino:
«...allora ho chiamato il Gianni...m’ha detto che appena capita qualche cosa dibuono...senz’altro...m’ha detto». La contropartita? Un posto all’Anas. Sancetta: «Vuol fare l’amministratore delegato, chiede di essere sostenuto»”.

Non vogliamo, nemmeno in tale sede, porre alcun dubbio sulla integrità del provveditore Guglielmi ma ci sia almeno consentito di poter affermare che Giovanni Guglielmi, come tutti gli esseri umani, non ha il dono dell'infallibilità e quindi è possibile che possa aver commesso “errori di valutazione” nella procedura di affidamento (e in chissà quante altre).

Ma in Italia vige lo Stato di diritto e i cittadini che si sentono danneggiati da un atto amministrativo secondo loro (quantomeno) irregolare se non illegittimo possono ricorrere per il suo annullamento al TAR della propria regione.

È proprio ciò che hanno fatto i lavoratori presentando regolare ricorso al TAR Campania per vedere riconosciuti i propri diritti. Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) rappresenta un organo giudicante super partes e quindi i lavoratori possono tranquillamente sperare in un giudizio oggettivo e privo di “condizionamenti”.

Così sarebbe in un paese normale ma in Italia (e in Campania e a Nola in particolare), si sa, la normalità è noiosa. Compulsando la rete web alla ricerca di informazioni sul TAR Campania e precisamente sulla prima sezione del Tribunale Amministrativo (delegata alla trattazione del caso dell'aggiudicazione di Guglielmi) ci imbattiamo in un articolo de La Voce della Campania a firma di PAOLO SPIGA del 18/03/2010:

“LE BEFFE DEI TAR - Succede anche questo: alcuni Tar applicano misure in contrasto con le interdizioni dell'antimafia, favorendo ditte in odor di clan. Spesso, con tanto di conflitti d'interesse.
[...]
Ma eccoci al TAR chiamato a pronunciarsi sulla sorte di tanti comuni. «E' la prima sezione quella cruciale, dove arrivano i ricorsi presentati dai comuni sciolti dal ministero degli Interni o da quelle aziende che si vedono recapitare dalle prefetture le interdittive antimafia, come capita spesso quando si aggiudicano appalti ma sono in odore di camorra», precisano ancora alla DDA. I settori più' gettonati? Rifiuti, of course, vigilanza privata, mense, trasporti, forniture ospedaliere e, ovviamente, lavori edili.

Facciamo un breve salto in Emilia per poi tornare in Campania. E' del 17 gennaio scorso un articolo de La Gazzetta di Modena dedicato alle “imprese” dei casalesi. E si fa riferimento ad una ditta mattonara che fa capo a Pietro Fontana, attraverso cui, secondo gli inquirenti (e le verbalizzazioni di alcuni pentiti) verrebbero riciclati capitali di provenienza illecita. Ma ecco il j'accuse: «le decisioni adottate dalla prima sezione del TAR Campania hanno reso inefficaci quasi tutte le interdittive antimafia emesse dalle prefetture di Caserta e di Napoli, tra cui quella relativa al gruppo Fontana, impegnato tra l'altro, in alcuni importanti lavori per l'aula bunker del carcere di Poggioreale». E ancora: «le ditte beneficiarie delle decisioni del tribunale amministrativo risultano collegate ai casalesi, al clan Moccia e al clan Alfieri-Fabbrocino, attivo nel nolano e nel vesuviano».

A presiedere la prima sezione del TAR Campania siede Antonio Guida. Tra i membri - spesso estensore delle sentenze più' delicate - Michele Buonauro. Il cui fratello, Carlo, e' invece un componente nella terza sezione dello stesso tribunale amministrativo regionale, ubicato nella centralissima piazza Municipio, vis a vis con palazzo San Giacomo.

Una famiglia dai mille interessi, quella dei Buonauro. Il padre delle due toghe, Luigi, e' stato per anni sindaco di Nola, comune sciolto già' due volte per condizionamento camorristico. Luigi Buonauro oggi (marzo 2010 – ndr) e' coordinatore cittadino del PdL e condivide la poltrona insieme a Vincenzo Meo, plenipotenziario gavianeo per una ventennio nel nolano, ex tesoriere dc in Campania, condannato in primo grado dal tribunale di Napoli per associazione col clan Alfieri «e poi assolto - spiegano alcuni avvocati partenopei - perché' gli elementi di contiguità' al clan riscontrati non raggiungevano la soglia di gravita' per l'irrogazione della pena (in quanto parte degli episodi contestati al senatore sono andati prescritti durante i 17 anni di processi - ndr)».

E proprio da Nola e' partito il tour (che nei comunicati ufficiali veniva ribattezzato “tuor”) elettorale che ha portato, a giugno 2009, Luigi Cesaro (accusato dal pentito Gaetano Vassallo, imprenditore nel ramo rifiuti, di legami con i Casalesi – ndr) sulla poltrona di presidente della Provincia di Napoli. Al battesimo del candidato erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari all'Economia Nicola Cosentino (indagato per legami con i Casalesi - ndr) e alla Giustizia Giacomo Caliendo (coinvolto nell'inchiesta sulla Loggia P3 e “venerabile” della massoneria, coperta e non, dell'area nolana - ndr), l'ex onorevole e presidente della commissione sul ciclo dei rifiuti Paolo Russo, l'onorevole Maria Elena Stasi (che in qualità' di ex prefetto di Caserta ha dato disco verde all'Aversana Petroli, già' colpita da interdittive antimafia, che fa capo alla famiglia Cosentino).

Una tornata elettorale vincente, quella 2009, con un Buonauro portafortuna nel motore PdL. Sindaco di Nola, infatti, e' stato incoronato il “suo” Geremia Biancardi, professione avvocato. Il quale - viene descritto nel blog del suo predecessore, Felice Napolitano - nell'incontro «presso i locali della multisala Salvo D'Acquisto gremita di persone, con la sua naturale flemma e il suo innato bon ton ha fornito le dovute spiegazioni circa fantomatici incarichi presi dal Comune di Nola, tanto sbandierati dal suo oppositore». Poi, il commento di Buonauro: «la sinistra nolana ha avuto una storia vergognosa».”

Ecco che siamo partiti, nel nostro escursus attraverso gli articoli sparsi per la rete, da Nola e dalla sua amministrazione (Biancardi, Paolo Russo, Cosentino) per ritornare, attraverso inchieste su appalti truccati, sentenze amministrative “creative” e tanta, tanta camorra (casalesi sopra tutti) un'altra volta a Nola e alla sua amministrazione.

Non possiamo, alla fine di questo piccolo compendio della “Commedia Umana” (di Balzachiana memoria) che affermare: 

“Questi sono i signori che ci garantiscono la Legalità!”

Antonio Alfieri.

“La mafia al massimo ti può togliere la vita.
Lo Stato ti toglie tutto. La vita, la dignità, la speranza, la voglia di lavorare, di impegnarti.
Le regole della mafia sono chiare: se sei contro di loro ti ammazzano. Se sei con loro ti aiutano.
Le regole dello Stato sono ambigue: se operi nella illegalità ti possono arrestare. Se operi nella legalità e lavori per la giustizia, ti ammazzano, ti suicidano, ti tolgono il lavoro, ti denunciano.”

sabato 25 giugno 2011

CORRUZIONE E P4 - di Amato Lamberti

Riportiamo un articolo, pubblicato sul quotidiano online Il Mediano del prof. Amato Lamberti, fondatore dell'Osservatorio sulla Camorra, sui rapporti tra criminalità organizzata, politica e mondo degli affari.

I risvolti politici, imprenditoriali e criminali che stanno emergendo col caso P4, dimostrano che la corruzione è tutt’uno col governo e l’amministrazione del Paese. Di Amato Lamberti

Le cronache di questi ultimi mesi sembrano aver scoperto che la mafia ha trasferito al Nord i suoi capitali e la sua capacità di controllo dell’economia di interi territori. Sotto i riflettori è oggi l’espansione della ‘ndrangheta in Piemonte, addirittura con il trasferimento della sua articolazione territoriale, vale a dire le ‘ndrine. Nessuno però pone l’accento sui necessari collegamenti con i livelli politici e imprenditoriali che le organizzazioni criminali devono attivare per potersi espandere.
Varrebbe la pena tornare a riflettere su modi e forme dell’espansione della camorra in Campania per comprendere questi processi di invasione criminale dell’economia. Per avere un quadro più chiaro di come, concretamente, l’organizzazione criminale si sia diffusa sul territorio campano e si sia confusa con lo Stato e le pubbliche amministrazioni e in alcuni casi si sia addirittura integrata a tal punto da rendersi invisibile, assumendo la faccia dell’ impresa, basterebbe ripercorrere alcuni fatti salienti della cronaca, a partire dagli anni 80. In Campania, il terremoto del 1980 è stato colto come occasione dalla camorra per ampliare i propri poteri, i propri utili e il controllo del territorio.
Infatti tra il 1981 e il 1982, periodo in cui la camorra aveva, come massimo esponente Cutolo, le organizzazioni criminali assumono un ruolo fondamentale nel governo della ricostruzione, tanto che molti uomini politici, soprattutto locali, non riescono neppure a gestire la presenza e le richieste della camorra che così prende in mano lo stesso governo del territorio e degli interventi pubblici. Questo perchè i camorristi nell’immediato dopo-terremoto non si presentano nella loro solita veste criminale, con minacce e intimidazioni, ma come un organizzazione di affari. I contatti vengono presi da uomini di spicco dell’organizzazione, come Casillo e Rosanova, che detengono stretti e consolidati rapporti con il PSI e la DC, allora partiti dominanti nell’arena politica, e si concretizzano anche attraverso il coinvolgimento di alcuni esponenti politici locali direttamente in società della camorra, le quali vengono così più facilmente registrate e fornite di tutte le autorizzazioni.
La camorra si muove con una logica imprenditoriale. Non essendo, ad esempio, pronta a fornire i servizi richiesti dal Commissario straordinario per il terremoto, cioè i prefabbricati, si rivolge al sistema affaristico veneto, in contatto stretto con le imprese del settore. Si forma cosi un circuito in cui il camorrista-imprenditore contatta i politici locali e le ditte venete e fa assegnare, con gare truccate, gli appalti a quelle ditte già contattate. Gli atti dei processi a carico della NCO, come dei clan Alfieri, Nuvoletta, ecc., parlano di riunioni a pochi giorni dal sisma e soprattutto di costituzioni di società e acquisti di imprese realizzati ad una settimana dal terremoto, mentre erano ancora in corso le ricerche di eventuali dispersi. La camorra in tal modo guadagnava una tangente sull’intero importo dell’affare e obbligava la ditta vincitrice a dare subappalti alle sue imprese.
Come ho già scritto, la camorra assume tre nuove facce: Affari, Tangenti, Imprese. Le dinamiche di tale sviluppo vanno considerate in base al fatto che i camorristi, come i mafiosi, fondano il loro potere principalmente su base territoriale. Infatti, in termini più generali, il persistere del fenomeno mafioso è dato proprio dalla combinazione tra controllo del territorio e attività legali e illegali svolte a fine di lucro. Questa combinazione ha reso ancor più agevole il passaggio da sistema di esclusiva violenza a sistema di impresa violenta. Nel caso del terremoto, la variabile decisiva è stato il legame che si è costruito con il sistema politico e amministrativo e che ha permesso, soprattutto attraverso la corruzione, ma anche attraverso capacità militari e disponibilità di ingenti capitali liquidi, di alterare le regole giuridiche e di mercato a proprio vantaggio.
Per avere uno specchio di tale situazione basterebbe sfogliare le pagine di cronaca nera tra il 1977 e il 1983, che da sole rendono l’idea dell’alto numero di intimidazioni e attentati ad esponenti politici locali. Per quanto riguarda tale aspetto è importante però fare una distinzione: in Campania, la camorra cerca di non rompere gli equilibri necessari al raggiungimento dei suoi obiettivi; in Sicilia, invece, la mafia siciliana concentra la propria capacità di violenza sui rappresentanti dello Stato nella regione Sicilia. Clamorosi gli omicidi di La Torre, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino.
A circa dieci anni di distanza, precisamente nel 1992 la magistratura italiana ha scoperto “Tangentopoli”, termine con cui l’opinione pubblica indicò il sistema di corruzione che pervadeva il Paese a livello politico ed economico, utilizzando lo strumento tipico delle organizzazioni criminali, vale a dire la tangente, la pratica del pretendere o del ricevere un compenso non dovuto, in cambio di favori.
Tangentopoli è stato un fenomeno diffuso di corruzione che ha intrecciato la classe politica e il mondo degli affari illeciti. Politica e criminalità parlavano la stessa lingua. Per gli imprenditori non faceva alcuna differenza parlare con la politica o con la camorra. Cifre da capogiro furono intascate da personaggi illustri, parlamentari, alti dirigenti dello Stato, ma anche Ministri. L’indagine partita inizialmente dalla procura di Milano, in breve tempo fu estesa all’intero paese. L’illegalità che emerse era talmente diffusa da non risparmiare alcun ambito sociale.
Il nuovo caso, quello della cosiddetta P4, di cui si parla in questi giorni, dimostra che il fenomeno della corruzione, con tutti i suoi risvolti politici, imprenditoriali, criminali fa, forse, ormai parte strutturalmente del governo e dell’amministrazione del Paese. Questa, senza forse, è la ragione
della capacità di penetrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto politico, economico  amministrativo dell’intero Paese, anche nelle aree in cui non c’è mai stato alcun radicamento storico di organizzazioni di tipo mafioso.

giovedì 19 maggio 2011

Solidarietà al Corriere della Sera per la Ignobile Querela da parte dell'Amministrazione di San Paolo Bel Sito

Nei giorni scorsi e stata riportata, da alcuni organi di stampa locali, la notizia secondo cui l'Amministrazione Comunale di San Paolo Bel Sito ha proceduto a querelare il Direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il giornalista Marco Imarisio, autore di un articolo (pubblicato sul Corriere il 02 novembre 2009) nel quale veniva descritto il clima di totale asservimento della popolazione e dell'ente locale del Comune dell'Agro Nolano al Clan Russo. 

Elemento ancora più "strabiliante" la difesa degli "interessi del comune di San Paolo" affidata a Geremia Biancardi, sindaco di Nola.

Anche di fronte a tale notizia, noi del Fronte ci saremmo aspettati che qualcuno intervenisse, che si indignasse, che almeno rilevasse che il buon Imarisio non faceva altro, nell'articolo incriminato, che riportare non teoremi o ipotesi dei soliti magistrati terroristi, ma semplicemente una (piccola parte) della lunga serie di evidenze probatorie riscontrate durante l'attività di indagine da parte della D.I.A. di Napoli.

Anche in questo caso, il silenzio è stato assordante.

Noi, che nell'Area Nolana ci viviamo, possiamo affermare, con piena cognizione di causa che quanto riportato da Imarisio è completamente rispondente a verità.

Vogliamo in questa sede chiedere scusa, a nome di tutti i cittadini onesti che vivono nell'area nolana, per quanto compiuto dai nostri ignobili amminstratori locali nei confronti del Direttore De Bortoli e di Marco Imarisio. Invitiamo altresì il Corriere a dedicarsi maggiormente a quanto accade nell'area nolana, in modo da informare l'opinione pubblica di una condizione di assoggettamento che ancora persiste, retta stavolta direttamente dal braccio politico/imprenditoriale che ha sempre rappresentato, nell'area nolana, un elemento addirittura preponderante rispetto ai clan.

Ci rendiamo altresì disponibili a rendere testimonianza diretta in sede giudiziaria (in sostegno dei querelati) di quanto descritto nell'articolo di Imarisio onde contribuire a difendere la dignità civile dei cittadini dell'area nolana che non hanno costruito le proprie carriere sui rapporti mafiosi e che devono ogni giorno convivere con condizioni di negazione dei più elementari diritti civili.

Invitiamo i cittadini onesti dell'area nolana ad inviare una e-mail di sostegno a Ferruccio De Bortoli e a Marco Imarisio in modo da attestare la propria estraneità ad una azione nient'altro che definibile come ignobile e vergognosa e che non può e non deve rappresentare la volontà della totalità dei cittadini dell'area nolana.

Antonio Alfieri.

segue l'articolo di Marco Imarisio pubblicato sul Corriere della Sera del 02/11/2009

 

Camorra Dopo Salvatore, in cella anche i fratelli Pasquale e Carmine. Inchiesta sulle «coperture politiche»

I Russo come re, un paese ai loro piedi

 

Sgominato il clan. I magistrati: in migliaia prestavano loro le auto Il modello mafioso Legati a Michele Zaza, affiliato a Cosa Nostra, avevano organizzato la cosca sul modello mafioso

NAPOLI - A gentile richiesta. «Migliaia» di cittadini che prestavano le auto ai familiari dei Russo per fare visita ai tre grandi latitanti. Avevano tutto. Ville finto palladiane, supermercati, aziende, suite perennemente prenotate al Ritz di Milano quando salivano al Nord per fare shopping e riciclare soldi. Ogni tanto, per togliersi lo sfizio, qualche giovane in vacanza noleggiava una Spider. Ma ai Russo non risultava intestata nemmeno una Panda. Per gli spostamenti vicino a casa ci pensavano gli altri. «Migliaia» di cittadini che appoggiavano la cosca. C' è scritto proprio così, nell' ordinanza dello scorso febbraio che illustrava l' impero criminale sorto all' ombra del vulcano. Pronti ad aiutare i familiari desiderosi di fare visita ai tre fratelli latitanti da sempre, fornendo le loro macchine e andando poi a riprenderle una volta che venivano abbandonate nel centro di Nola, con le chiavi nel cruscotto. Adesso non ce n' è più bisogno. In soli due giorni Polizia e Carabinieri hanno chiuso i conti. Prima Salvatore, poi Pasquale, il capo, e infine Carmine, il più giovane con i suoi 47 anni. Ma le foto segnaletiche e il mero elenco di nutrite fedine penali non dicono fino in fondo di cosa si sta parlando. Il loro feudo era l' Agro nolano. Un grumo di comuni nella piana tra il Vesuvio e l' Appennino, con una densità abitativa di due abitanti per metro quadrato, che qualche politico sta cercando di trasformare in provincia. «Padroni assoluti e incontestati dell' economia locale e della res publica», questa è la sintesi del giudice che pochi mesi fa dispose il sequestro di beni per 300 milioni di euro. Titolari soltanto della «Russo costruzioni srl», una società priva di dipendenti, automezzi e di qualunque capitale, eppure capace di generare profitti enormi con un meccanismo semplice. «La ditta opera attraverso l' acquisto di terreni, sui quali affida ad altre imprese il compito di costruire finanziando i lavori e ricompensandola mediante la ripartizione con essa dei vari appartamenti destinati alla vendita». Ogni terreno acquistato negli ultimi vent' anni dai Russo aveva la caratteristica di diventare all' improvviso edificabile. In automatico. Senza bisogno di chiedere. «In merito alle infiltrazioni ed al loro potere impositivo negli enti locali appare significativa la domanda di Michele Russo alla madre: "Ma quello di Visciano che stava in carcere con me a Napoli, sta facendo ancora il consigliere comunale?"». Si tratta di un politico «costruito» alla bisogna, emblema di un potere così assoluto sulle vite degli altri da praticare estorsioni come fossero atti naturali e dovuti. «Nell' Agro nolano l' imposizione avviene senza alcuna specifica violenza, neppure di natura intimidatoria, ma solo attraverso la rappresentazione di un potere criminale la cui presenza sul territorio è fortemente sentita e temuta». Gli episodi di sottomissione raggiungono vette altrove inedite. Il sindaco di San Paolo Bel Sito, il piccolo paese del quale i Russo sono originari, si presenta spontaneamente ai figli dei latitanti con una valigetta piena di denaro, premessa ritenuta necessaria - e non richiesta dai diretti interessati - per il restauro del castello di proprietà dell' amministrazione comunale. E se Michele, figlio di Salvatore, finisce in carcere, il parroco di Nola conclude la messa con una preghiera dedicata ad una speciale categoria di giovani. «Dedicata a coloro che ancora non possono riavere la libertà, Signore intercedi perché tornino presto tra noi». La catena di montaggio messa a punto dai fratelli Russo era di diretta derivazione mafiosa. Non a caso Pasquale, fratello maggiore e capoclan, rivendicava una vecchia amicizia con Michele Zaza, il boss di Procida che divenne il primo camorrista affiliato a Cosa Nostra. I soldi delle estorsioni venivano «puliti» attraverso le operazioni immobiliari e indirizzati poi ad altre attività, come la compravendita di cemento dall' Est, anche qui in regime di monopolio. «A garantire solidità alle attività della cosca vi sono coperture politiche di ogni livello». Anche nazionale, scrivono i magistrati, che hanno però archiviato la posizione del deputato Pdl Paolo Russo (omonimo), inizialmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. L' ultimo capitolo, quello sulle collusioni di alto livello, lo possono scrivere solo i tre fratelli, qualora decidano di parlare. A Nola e dintorni non lo faceva nessuno. L' impero dei Russo valeva un miliardo di euro, queste sono le stime della Procura. Ed era stato costruito in una terra disordinata e poco illuminata dai media, quasi per diritto divino. Senza neppure il bisogno di alzare la voce. O di comprare un' auto.
Imarisio Marco
Pagina 18
(2 novembre 2009) - Corriere della Sera

mercoledì 6 aprile 2011

GIOVEDI' 07 APRILE 2011 - SCIOPERO LAVORATORI ADDETTI AL SERVIZIO DI PULIZIA E FACCHINAGGIO LOCALI TRIBUNALE DI NOLA

I LAVORATORI dell’AFFIDAMENTO del SERVIZIO di PULIZIE del TRIBUNALE di NOLA in SCIOPERO per DIFENDERE I PROPRI DIRITTI

La mattina di giovedì 07 aprile 2011 i lavoratori del servizio di puilizie e facchinaggio dei locali del Tribunale di Nola picchetteranno l’area antistante il Tribunale di Nola di Piazza G. Bruno. Scopo della manifestazione è sensibilizzare l’opinione pubblica su una serie di condizioni di violazione normativa che, nonostante gli arresti del mese di gennaio scorso e il cambio di gestione (con affidamento temporaneo a causa di "problemi di valutazione delle offerte" della gara triennale) continuano a funestare la gestione del servizio.




COMUNICATO di PROCLAMAZIONE dello SCIOPERO nell’AFFIDAMENTO del SERVIZIO di PULIZIA e FACCHINAGGIO TRIBUNALE DI NOLA - 07/04/2011

Nel corso della gestione del servizio di puliza dei locali del Tribunale di Nola da parte della ditta La Partenope s.r.l. la stessa azienda ha operato una serie di violazioni contrattuali a danno dei lavoratori addetti con lo scopo di ridurre i costi di gestione del servizio stesso.

La ditta La Partenope s.r.l. - con la complicità dei dirigenti e funzionari dell’Ente Comune di Nola - ha così potuto garantirsi condizioni di gestione economicamente vantaggiose rispetto a quanto fissato dal capitolato di appalto.

Nel corso della stessa gestione la ditta La Partenope s.r.l. ha provveduto ad assumere - con criteri clientelari - due unità lavorative in più rispetto al precedente organico.

Oltre ciò la ditta La Partenope s.r.l. ha provveduto a far risultare presso l’affidamento del Tribunale di Nola altre due unità lavorative, già dipendenti dalla stessa impresa prima dell’acquisizione dell’affidamento di pulizie del Tribunale senza tra l’altro mai informare l’Ufficio competente dell’Ente Comune di Nola.

Cosa paradossale è che, in assenza di comunicazione all’Ente appaltante, due lavoratori abbiano potuto accedere ai locali del Tribunale senza la previa autorizzazione dell’Ufficio manutenzione degli Uffici Giudiziari presso il Comune di Nola.

Altro elemento di gravità della questione è che, a causa del fatto che le condizioni dell’affidamento sono rimaste immutate nel corso della gestione, i lavoratori che sono stati illecitamente assunti in carico all’affidamento delle pulizie del Tribunale di Nola non hanno mai effettivamente avuto assegnato alcun reparto di lavoro in quanto palesemente in esubero rispetto alle esigenze tecnico/organizzative dell’affidamento stesso.

In pratica alcuni lavoratori che illegittimamente sono stati assegnati all’affidamento delle pulizie del Tribunale di Nola, e di cui addirittura non si aveva notizia presso l’Ufficio manutenzione, non hanno mai svolto un intero turno di lavoro presso l’affidamento percependo, però, spettanze superiori rispetto ai propri colleghi che, senza "copertura clientelare", lavoravano in rispetto della norma contrattuale.

In sede di passaggio di gestione (marzo 2011) tali addetti sono stati assunti in forza al nuovo gestore (la ditta gruppo samir global service) con gli stessi criteri clientelari e senza comunicazione all’Ente appaltante e, anche in questo caso hanno avuto libero accesso agli uffici giudiziari. E nonostante la ditta gruppo samir abbia accertato l’esubero di personale.

Noi ci chiediamo come sia possibile che una impresa gestore di un pubblico affidamento presso il Tribunale di Nola possa far fittizziamente risultare che dei lavoratori (in carico ad altri appalti o addirittura in nero) operino presso gli uffici del Tribunale e della Procura di Nola senza che i funzionari incaricati abbiano mai ricevuto alcuna comunicazione in merito né abbiamo effettuato alcna verifica!

Noi ci chiediamo come sia possibile che, per garantire il "posto di lavoro" ad addetti che il lavoro ce l’hanno già (ma in altri affidamenti), si debba ridurre l’orario e le condizioni di lavoro a coloro che non solo non godono di "coperture cliEntelari" ma che hanno anche come grave colpa il fatto di non rubare il proprio stipendio.

I "VERI" LAVORATORI PROFESSANO LA CULTURA DEL DIRITTO!

I "VERI" LAVORATORI RIFIUTANO LA CAMORRA DEL PRIVILEGIO E DELLA PREVARICAZIONE!

giovedì 24 febbraio 2011

IL FRONTE della LEGALITA' SI SCHIERA CON PADRE DEPALMA nella LOTTA alla CRIMINALITA' ORGANIZZATA

PUBBLICHIAMO LA LETTERA ALLE PERSONE CHE VIVONO NELLA CRIMINALITÀ DEL VESCOVO DI NOLA PADRE BENIAMINO DEPALMA

Per chi come noi da anni lotta per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella Pubblica Amministrazione e negli Enti Locali, la lettera del Vescovo rappresenta un importante passo nel cammino per la riaffermazione dei principi di legalità.
In un territorio quale l’area nolana, nel quale la cultura mafiosa è tanto diffusa nella società civile da renderla praticamente "istituzionalizzata", il messaggio del Vescovo assume un particolare significato.
In un territorio dove la criminalità organizzata non ha bisogno di "sparare" e che non presenta, per tali motivi, gravi elementi di turbamento dell’ordine pubblico, è difficile anche solo cercare di affermare la presenza di un cancro sociale di tali proporzioni tale da, come afferma lo stesso Padre Depalma, condizionare pesantemente l’intero sistema economico e il livello di libero accesso al lavoro dei giovani.
Noi in quattro anni lo abbiamo provato direttamente provando tutto il peso di uno scontro impari con un intero "sistema", radicato e rappresentato a diversi livelli nelle istituzioni e nella societò civile, che ci è costato moltissimo sia a livello professionale che sociale!
Esprimiamo la nostra vicinanza e comunione con il Vescovo Padre Depalma e riaffermiamo che saremo al suo fianco nel cammino per la liberazione dal giogo del sistema mafioso delle nostre comunità.
Noi crediamo nell’antimafia dei fatti, della denuncia pubblica e coraggiosa, della sollecitazione e dell’affiancamento all’azione dell’Autorità Giudiziaria... perché senza una azione concreta non sarà mai veramente possibile intraprendere un cammino di progresso civile e democratico che, probabilmente, la nostra terra non ha mai effettivamente avviato.
Da oggi la nostra azione viene raffermata dalla consapevolezza della comunione con il Pastore della Chiesa di Nola che ringraziamo per il grande dono di coraggio, dignità e carità che ci ha recato con il suo limpido ed evangelico esempio.

"Vorrei gridare,come fece Giovanni Paolo II in Sicilia: «Convertitevi!». Un urlo lancinante che ha segnato la mia esperienza di pastore. Allo stesso tempo, però, vorrei quasi sussurrarvi: «Un’altra vita è possibile… la felicità è una porta che può aprirsi anche per voi… il presunto coraggio di uccidere e fare del male può diventare ver...o coraggio, quello di dire la verità e fare verità dentro di sé…».
Si, voglio parlare con voi e a voi, alle persone che hanno fatto e fanno scelte criminali. Come ogni uomo e ogni donna, anche voi avete bisogno e diritto ad una parola chiara. Probabilmente mi risponderete, in dialetto: «Ma chi te l’ha chiesta? Fai il prete, pensa ai sacramenti…». Non m’importa: io voglio parlare lo stesso. Mi sono spesso rivolto alle istituzioni e alla gente. Questa volta, invece,mi rivolgo a voi. Perché siete voi, proprio voi, il punto.
Forse, se ciascuno di voi raccontasse la sua storia, emergerebbero tanti diversi profili. Chi è vissuto intriso di cultura camorristica, al punto da pensare che il mondo non possa che andare così, secondo la legge del più forte… chi si è sentito attratto da soldi facili e potere, chi ha sentito il “brivido” della violenza, chi ha inteso “farsi da solo”, chi ha preso questa strada come “ultima spiaggia” dopo aver cercato un lavoro legale, chi ha pensato di ribellarsi con la forza bruta dalla povertà… Vi dico, da pastore,che avrei non solo la curiosità,mail desiderio di ascoltarle davvero queste storie.
Allo stesso tempo,però, sarebbe importante che voi ascoltaste altre storie. Quella di Mario,commerciante con moglie e tre figli,che ha chiuso per via delle vostre angherie e ora tira a campare tra mille umiliazioni e un senso profondo di fallimento, quella di Giuseppe, imprenditore che si è trasferito al Nord lasciando senza lavoro 50 persone della nostra terra, quella di centinaia e centinaia di persone uccise o ridotte a letto dai fumi tossici dei rifiuti sversati senza regole. Quella di Fabio, giovane laureato in Chimica con 110 e lode che non trova lavoro solo perché ha dignità e non è disposto a stare a regole ingiuste, spesso scritte da voi con la complicità della politica e dell'economia “legale”. Quella di Marina, che ogni pomeriggio passa la giornata alla finestra, a controllare i due figli adolescenti che giocano sotto casa, con l’ansia di evitare loro “brutti giri”. Vorrei che le ascoltaste, anche se già le conoscete.
Insieme, queste storie dicono una sola cosa: quante sofferenze in questo nostro territorio! Quante lacrime, quante stragi di innocenti,quante paure per il presente e per il futuro!
Spesso noi meridionali – e sono certo anche voi – ci riempiamo la bocca dell’amore per la nostra terra. Ovunque proclamiamo il nostro senso di appartenenza. Una vittoria della squadra di calcio ci cambia la settimana. Ma se giorno per giorno la distruggiamo, questa terra, l’amore che proclamiamo è falso e ipocrita. È come dire di voler bene ad una donna che sta ferma immobile su una sedia, disponibile a farsi schiaffeggiare in ogni momento. È amore questo? No, è qualcosa di perverso e degradante. Stiamo sciupando una storia, una cultura, una terra, il patrimonio che ci è stato consegnato. Stiamo vanificando il dono stesso della vita.
In un famoso film americano, Bronx, una grande star di Hollywood, Robert De Niro, che interpreta il ruolo di un dignitoso conducente di autobus, così spiega al figlio cosa sono i delinquenti. «Sono talento sprecato, figliolo, ricorda, talento sprecato…».
Ecco, talento sprecato. Intelligenze sottratte ad una causa buona, e messa a servizio della peggiore delle cause. Mani strappate alla bellezza e consegnate alla bruttura. Piedi tolti da una strada dritta per attraversare un sentiero fangoso. E quello che più mi rattrista è che associate ai vostri gesti, alle vostre azioni, ai vostri comportamenti addirittura un senso religioso. No, questo no, non è plausibile. In nessun modo Dio approva l’omicidio di singole persone e di una collettività, la violenza, la superbia, l’ingiustizia, l’illegalità, il ricatto… E non sono grandi statue di santi, o sontuose offerte economiche o residui della superstizione popolare che vi fanno essere credenti autentici. Ve lo dico con tutta la chiarezza di cui sono capace! E mentre lo dico a voi, lo dico a tutto il popolo di Dio, ai fedeli laici, ai sacerdoti, ai religiosi: la vita criminale non è compatibile con la fede in Dio Padre!
Tante persone a volte mi dicono con senso di provocazione: «Padre, ma per 500 euro al mese non è meglio che faccio il camorrista?». «No! – rispondo d'impeto -. Se tu guadagni 500 euro è proprio per quel meccanismo perverso che la criminalità orienta, e che porta il debole a sopperire. Se passi dall’altra parte, domani tuo figlio ne guadagnerà 300…». Certo, facile parlare per un vescovo, uno che, come dite voi, «sta sempre chiuso in quel bel palazzo».
Ma nemmeno questa considerazione mi fa desistere dal dire un'ultima cosa. Quando un uomo o una donna tornano a casa, di sera, è come se facessero i conti con la loro giornata. È essenziale, per ciascuno di noi, poggiare la testa sul cuscino dicendo: «Ho fatto tutto quello che dovevo e potevo, e sono pronto a fare altrettanto domani…». Voi, se ci pensate, vi state negando la possibilità di un sonno sereno e giusto. E negandovelo, lo negate ai vostri cari. E, ormai, lo state negando a noi tutti. Ecco, ora che con grande trepidazione vi ho detto quanto sentivo, anch’io posso poggiare la testa sul cuscino con il cuore più libero, ma non meno inquieto. Vi penso in case lussuose, in poveri appartamenti, in cella, per strada, in una masseria abbandonata. Prego perché la vostra conversione potrebbe essere la salvezza di questo popolo. In nome di Dio che ama la giustizia e la verità, recuperate la bellezza della vera umanità, con il vostro cambiamento interiore ridate speranza alla gente, recuperando il vostro senso della verità restituite un futuro sereno alle nostre città, al nostro sviluppo. Ho fiducia che anche in voi continui ad esserci il desiderio di altro, dell’altro e dell’Altro."
+ Beniamino Depalma
Arcivescovo - Vescovo di Nola

Nola, 22 febbraio 2011
Cattedra di San Pietro

venerdì 11 febbraio 2011

Travaglio a AnnoZero 10/02/2011: i due pesi e le due misure della stampa berlusconiana


Marco Travaglio mette a confornto il caso Berlusconi con quanto accaduto all'ex presidente della Regione Lazio Marrazzo.
Particolarmente inquietante è l'analisi del comportamento di certi giornalisti...
Se una determinata parte politica afferma la tesi secondo cui il consenso democratico permette a certuni di essere al di sopra della Legge dello Stato, apre la strada al principio della giustificazione di tutte le deviazioni sociali che, anche se moralmente esecrabili, in un modo o nell'altro trovano radicamento nel background antropologico della società.
Se accettassimo tali principi, in molte aree del sud dove il livello di consenso popolare alle organizzazioni criminali è elevatissimo, dovremmo giustificare il sistema mafioso e addirittura integrarlo con l'organamento dello Stato (E' putroppo ciò che è accaduto dal 2002 ad oggi per quanto riguarda il caso rifiuti in Campania).
Per tali motivi il comportamento di un governo quale quello attuale, anche se vanta arresti di pericolosi latitanti, rappresenta per le mafie uno dei migliori strumenti per il proprio consolidamento territoriale e la propria infiltrazione nelle istituzioni locali.
Senza una cultura della Legalità, la pratica quotidiana del rispetto e della affermazione continua del principio di uguaglianza di fronte alla Legge, non è possibile effettuare alcuna azione di contrasto alle mafie.
Chiunque, con arroganza e contro ogni logica e morale, abusi del proprio potere (economico, sociale, politico) per attentare a tali principi, non può che essere definito "culturalmente mafioso".

martedì 18 gennaio 2011

ARRESTI per REATI nella GESTIONE dei PUBBLICI APPALTI del COMUNE di NOLA

PUBBLICHIAMO ALCUNI DEI MANIFESTI REALIZZATI IN OCCASIONE DI SVARIATE MANIFESTAZIONI PER CHIEDERE IL RIPRISTINO DELLE CONDIZIONI DI LEGALITÀ NEI PUBBLICI AFFIDAMENTI DEL COMUNE DI NOLA NEL CORSO DEGLI ULTIMI ANNI 
NONOSTANTE LA "DUREZZA DI MOLTE DELLE ESPRESSIONI DA NOI UTILIZZATE" IN RIFERIMENTO ALLE SITUAZIONI E AI PERSONAGGI COINVOLTI, IL NOSTRO COMITATO NON HA MAI SUBITO ALCUNA AZIONE GIUDIZIARIA A CARICO!!!
TALE FATTISPECIE E' DI PER SE GIA' ABBASTANZA ELOQUENTE.